Il dolore
Richieste garanzie occupazionali e qualità del lavoro nelle due coop
Scatta la vertenza congiunta dei sindacati per Ceva e Pega
Manolo Morandini
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La Rsu della Ceva davanti ai cancelli ieri mattina e una veduta dellimpianto di Lugnano 2 MINUTI DI LETTURA
LUGNANO. È sempre più corta la catena che lega le cooperative Ceva e Pega all'unico committente Piaggio. Cresce il malcontento tra i lavoratori delle due realtà, a cui fanno capo i servizi di logistica dei ricambi del Gruppo di Pontedera. A dar voce alle preoccupazioni sono i sindacati. Una voce unica, a cui si uniscono anche i Cobas. «C'è preoccupazione per le condizioni di lavoro che rischiano di essere attuate nell'appalto del magazzino ricambi di Pisa, che la Ceva di Lugnano ha affidato alla cooperativa Pega». Una realtà in movimento, distribuita nel territorio provinciale tra Lugnano, Bientina e Pisa. È legata infatti ai tempi di costruzione del nuovo centro ricambi Piaggio a Pontedera, dove tra due anni saranno trasferite tutte le attività. Sono 120 le persone complessivamente impiegate nel confezionamento e nello smistamento del magazzino ricambi di Pisa. Dopo un lungo confronto tra Pega e le organizzazioni sindacali «Da un anno e mezzo questi lavoratori hanno finalmente visto applicarsi in tutte le sue parti il contratto collettivo della categoria multiservizi, che garantisce loro condizioni economiche e tutele nettamente migliori del precedente», sottolineano le segreteri provinciali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Che aggiungono: «Oggi però, in vista del nuovo affidamento del servizio da parte di Ceva, a seguito del rinnovo del contratto con Piaggio, non sappiamo se Pega intende mantenere le stesse condizioni contrattuali ai suoi soci, ne se subentrerà un'altra azienda o cooperativa e a quali condizioni». La sfida che unisce i lavoratori di Ceva e Pega è sprattutto di prospettiva. IL primo passo è garantire a chi lavora sotto l'insegna Pega la garanzia degli attuali livelli occupazionali e il rispetto di tutti i diritti economici e normativi acquisiti. Tra due anni tutti si troveranno a lavorare gomito a gomito nel nuovo centro di Pontedera e il timore è di scivolare per «qualità del lavoro, diritti e dignità». Come si lavora nella sede di Pisa lo raccontano i Cobas. «In questi ultimi due anni nessuno ci ha mai chiesto di aumentare la produzione, nessuno ci ha mai cronometrato per intervenire in modo scientifico nelel fasi di lavorazione - sostengono -. Adesso è arrivato un ordine scritto di Ceva che dai sei giorni previsti per lavorare i materiali per il confezionamento si deve scendere a due». E concludono: «Si stanno caricando sulle spalle dei lavoratori i mancati investimenti negli impianti e si chiedono straordinari come se fossero la soluzione del problema».
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