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La pensione fa paura tempi d'attesa più lunghi Comincia la grande fuga
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PENSIONI Lesterno della sede dellInps a Pontedera 3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. La finestra si allontana nel tempo. E si personalizza. Così la pensione, traguardo ambito da tanti che aspettano il meritato riposo, destabilizza. Fa paura l'incertezza, per i cambiamenti introdotti dalla legge 122 del 2010, per i pochi incentivi a restare e per i molti motivi che portano a lasciare il lavoro. Dalla liquidazione tagliata e rateizzata per due o tre anni all'attesa di 12 mesi (invece che tre) per poter restare tranquillamente a casa. I dubbi a Pontedera si traducono in una corsa alla pensione. Chi ha potuto ha sfruttato le finestre di luglio e ottobre 2010. Secondo i dati Inps la fuga vale 570 domande di pensionamento già depositate in questo 2011 appena iniziato, a fronte delle 500 presentate nello stesso periodo ma lo scorso anno. Un aumento che sfiora per il momento già il 13%. «I lavoratori temono - spiega Marcello Casati, segretario provinciale della Uilm-Uil - che nel prossimo futuro, a causa dell'andamento dei conti pubblici e per l'economia stagnante il governo imponga il blocco delle finestre per andare in pensione e quindi la tendenza è quella di fuggire prima». La legge 122 del 2010 si candida a diventare il fantasma del mondo del lavoro. Se da una parte permangono punti non chiari sulle novità introdotte, è pur vero che non valgono per tutti indistintamente. Chi ha maturato il diritto alla pensione entro il 31 dicembre 2010 è "salvo". Gli altri invece (i più penalizzati saranno i nati a giugno e dicembre che prima aspettavano solo sei mesi, ora 12) dovranno aspettare un anno indipendentemente dalla data in cui si matura il diritto. Questa direttiva non si applica al mondo della scuola, dove la finestra resta quella del primo settembre, per garantire la continuità didattica agli studenti. E ai lavoratori autonomi perché per loro la decorrenza è prevista dopo 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti. Un ulteriore nodo da sciogliere riguarda poi la ricongiunzione dei contributi "poco pubblicizzata", aggiunge Casati. Per le domande presentate dal 1 luglio 2010, la ricongiunzione sarà a titolo oneroso. Ma c'è di più. «Il blocco dei rinnovi contrattuali, degli scatti di anzianità per i prossimi tre anni, il nuovo meccanismo di calcolo della buonuscita e soprattutto - continua Casati - le procedure di mobilità avviate dalle aziende del territorio spingono molti lavoratori ad avvalersi del pensionamento». Proprio le perplessità sulla liquidazione sono tra le motivazioni più gettonate che potrebbero portare alla corsa alla pensione. «Con il nuovo Tfs, trattamento di fine servizio) le liquidazioni saranno più povere». Inoltre quelle più elevate saranno soggette alla rateizzazione, mandando in fumo sogni e progetti. Si parla addirittura di rimborso sotto forma di titoli di stato. «Senza contare - conclude - i quarantenni di oggi che quando andranno in pensione dovranno vedersela con un contributo inferiore: il 50%, invece dell'attuale 70% dell'ultimo stipendio».
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