Sicurezza
Costretti a vivere in garage col figlio di 4 anni
Andreas Quirici
Muratore vittima della crisi, la moglie: «Impossibile andare avanti così»
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PONSACCO. Un garage adattato ad abitazione per una coppia con un figlio di 4 anni e mezzo, senza acqua né riscaldamento e con infiltrazioni di umidità che bagnano federe e lenzuola. È la triste situazione di una famiglia di Ponsacco trovatasi in una condizione di forte disagio dopo che l'uomo, assunto come muratore per la costruzione della scuola marescialli dei carabinieri a Firenze (la stessa coinvolta nella nota vicenda giudiziaria), ha perso il lavoro ritrovandosi in forti difficoltà. E che, con la grave crisi che ha colpito il settore dell'edilizia, non è riuscito più a trovare un'occupazione degna di questo nome. Lui è un 56enne sardo, lei una donna ucraina di 37 anni. «Era il 24 dicembre del 2008 - racconta Marina Kalyuk (nella foto) - quando mio marito perse il lavoro e anche l'alloggio che la ditta gli aveva assegnato. Aveva un contratto di sei mesi che non gli dava nemmeno il diritto di avere una liquidazione decente. Una vigilia di Natale davvero nera. Io ero in Ucraina con il bambino e dopo qualche mese tornai in Italia per stargli vicina e provare a trovare lavoro». Il suo compagno aveva un garage a Ponsacco sopra l'appartamento dove abitava. Lo sistemò creandoci un bagnetto e una camera, pensando che sarebbe stata una sistemazione provvisoria. L'acqua gli arrivava dall'inquilino del piano di sopra. «Sono 23 metri quadrati - riprende la donna - ma non avevamo mai pensato di rimanerci così tanti mesi». Di lavoro, nel frattempo non se ne trova. A lui propongono posti per quindici, massimo venti giorni. In alcuni casi anche a 5 euro l'ora. Fra l'altro si è anche fatto male a una mano e per adesso non può fare grandi sforzi. Lei, salvo qualche lavoro domestico saltuario in case altrui, non incontra niente. Poi l'interruzione dell'acqua e la richiesta di allaccio del servizio idrico. «Ci siamo ritrovati a essere senz'acqua - dice ancora la donna - e abbiamo fatto regolare domanda. Sono venuti i vigili urbani a fare le foto e i rilievi necessari. Poi sono cominciati i lavori che, per motivi burocratici di cui si stanno occupando gli avvocati, si sono femati. L'acqua la prendiamo con le taniche da una vicina. Non abbiamo mai chiesto nulla a nessuno, salvo un lavoro per me, ma adesso non possiamo più andare avanti così». Mentre parla, Marina mostra le infiltrazioni d'acqua in camera, fatta quasi a misura per il letto matrimoniale in cui dormono in tre. Il bagno è anche una sorta di armadio, mentre sotto alle travi del soffitto sono siestemate mensole per qualche libro per il bimbo. «La settimana scorsa siamo andati in Comune - dice ancora - a chiedere una soluzione. Mi hanno fatto rivolgere ai servizi sociali, dove mi è stato detto che nel giro di pochi giorni sarebbero venuti a farci visita. Ancora non si è visto nessuno».
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