Lutto
Processo partecipativo: non convince la scelta
Le sedute "segrete" fanno scoppiare le critiche
Rachele Di Saverio
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Da sinistra, Luigi Buoncristiani segretario provinciale Idv Pisa, e Stefano Giannotti, capogruppo del centrodestra per Santa Croce. A lato, una delle riunioni svoltesi a Castelfranco sul pirogassificatore 2 MINUTI DI LETTURA
CASTELFRANCO. Il processo partecipativo attivato dall'amministrazione di Castelfranco sul pirogassificatore non convince: nuove critiche da schieramenti politici diversi dopo la decisione del Comitato dei Garanti di non aprire al pubblico le sedute del processo (tavolo dei garanti e tecnico, giuria dei cittadini ecc.). Sulla questione interviene Luigi Buoncristiani, Segretario provinciale Idv Pisa: «l'Italia dei Valori ritiene che tale processo debba essere effettuato in una "stanza di vetro", dove tutti possono vedere e sentire ciò che accade - commenta Buoncristiani - Siamo fortemente contrari ad una politica di palazzo che non garantisce la trasparenza necessaria. Quindi, oltre alle registrazioni e alle trascrizioni dei verbali si deve garantire: la presenza fisica di chi è interessato, la possibilità di registrazioni audio/video e, laddove possibile, anche la diretta streaming». Sulla stessa linea anche "Il Centrodestra per Santa Croce - Io Amo l'Italia", gruppo consiliare di minoranza santacrocese: «Ci vorrebbero far credere che l'istituto del processo partecipativo sia un'alta forma di democrazia e di confronto se ciò fosse vero - domanda retoricamente il gruppo di Stefano Giannotti - perché le sedute non devono essere pubbliche così come lo sono, salvo casi eccezionali e delimitati, le sedute dei Consigli Comunali vero ambito democratico e di confronto? Accettando liberamente di far parte della giuria - continua polemicamente il Centrodestra - perché si deve temere di esprimere liberamente e pubblicamente il proprio pensiero?». Il Centrodestra conclude additando la provincia di Pisa come vera responsabile «di tutta questa fumosa, inutile e costosa iniziativa» del processo partecipativo. Il gruppo consiliare santacrocese ritiene infatti che la Provincia avrebbe potuto «richiedere, anche se non necessaria, la valutazione di impatto ambientale» oppure avrebbe dovuto «inviare il tutto all'organo preposto per l'autorizzazione finale» assumendosi la responsabilità di pronunciarsi su una questione che «interessano il futuro dei cittadini».
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