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«Diteci come è morto Sandro»

Una foto di Sandro Luchetti di San Giorgio
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Una foto di Sandro Luchetti di San Giorgio

I fratelli di Luchetti chiedono alla Procura di stringere i tempi

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 SAN GIORGIO. Sandro Luchetti, 44 anni, è morto due anni fa. I familiari, che nelle ore successive alla disgrazia presentarono un esposto chiedendo che fosse fatta luce sulla morte del loro caro, aspettano di conoscere la verità. L'inchiesta aperta dalla Procura di Pisa appare lontana dal concludersi.  I fratelli, Sauro e Massimo, ora che si avvicina il triste anniversario, hanno scritto una lettera aperta. Sperano che possa contribuire a dare nuovo slancio alle indagini. «La vicenda di Sandro inizia, dopo mille sofferenze dovute a due infarti subiti, prima con il ricovero al Santa Chiara di Pisa e poi con il trasferimento all'Opa "Pasquinucci" di Massa per l'intervento al cuore che sarebbe servito a defaticare la parte rimasta sana del cuore stesso e dare modo a nostro fratello di vivere in maniera più umana l'attesa di un trapianto». L'operazione viene effettuata il sette gennaio 2009 e richiede più di dieci ore. «Per la bravura dell'equipe medica e senz'altro anche per la struttura fisica di Sandro, tutto procede per il meglio e comincia la degenza post operatoria». Da questo momento, secondo i familiari, le cose si complicano fino alla morte di Sandro.  «A una settimana da un intervento a cuore aperto viene deciso di trasferire Sandro al Cnr di Pisa. Così lascia una struttura in cui era monitorato 24 ore su 24 per entrare in un'altra che non aveva all'epoca nemmeno una sala operatoria attrezzata per serie emergenze». I Luchetti si chiedono se la morte di Sandro sia dovuta «all'ennesimo ennesimo caso di cinismo ospedaliero, teso a liberare posti letto...».  «A un giorno dal ricovero - dicono i fratelli della vittima - gli vengono somministrati due clisteri (due e mezzo quasi tre, a detta dell'infermiera di turno). Poi viene lasciato solo». Era pur sempre un reparto di terapia intensiva. «Nostro fratello, nel cercare una posizione più adatta, si solleva un po' e sente come uno strappo dentro».  Di lì a poco la tragedia. Prima riceve sangue e altre cure. Poi un dottore «ci riferisce di aver chiamato Massa e di essere in attesa di un'ambulanza per riportare nostro fratello a Massa in quanto il primario che l'aveva operato lo voleva là». Tutto è inutile. La famiglia presentò un esposto alla polizia di Stato per fa sì che venisse disposta l'autopsia in modo da fare luce sulle cause della morte.  «L'autopsia è stata fatta senza consentirci di far presenziare un perito di parte - spiegano i fratelli - nessuno ci ha informato. Ora, da due anni siamo ancora in attesa che il magistrato si pronunci in merito a questa vicenda. Il nostro dolore non si è certo affievolito». Anzi: i familiari sperano di «smuovere le coscienze di chi ha voce in capitolo in questa storia, secondo noi, di ennesima malasanità». S. C.

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