Il dolore
Lallarme dellUnione inquilini
«Cresce la fame di case popolari»
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VALDARNO. «Gli affitti convenzionati che vengono molte volte proposti non servono ad arginare la situazione drammatica». È quanto sostiene Luca Scarselli, segretario dell'Unione inquilini del Valdarno Inferiore. Con un esempio pratico prova a dare forza alla sua opinione. «Mettiamo una famiglia di 3 o 4 persone in cui i due coniugi guadagnino rispettivamente 800 e mille euro il mese e abbiano un affitto di 600 euro - spiega il segretario Scarselli -. Oltre a quello hanno ovviamente altre spese come per esempio mantenere i propri figli. Ipotizziamo che uno dei due coniugi perda il lavoro. Ovviamente, non riusciranno a pagare l'affitto perché se pagano l'affitto non mangiano o non mantengono i figli». Ad una simile famiglia non serve molto un canone mensile convenzionato. «Al massimo riceverà uno sconto sull'affitto, poco più di 100 euro, e i disoccupati non possono sperare in una casa convenzionata, perché non hanno uno stipendio fisso. sostiene Scarselli -. Così, a oggi si sente veramente una fame atavica di case popolari, che sono effettivamente l'unico strumento che può servire nei casi di disoccupazione o di altri problemi sociali. Infatti, in un momento storico in cui lo stato sociale viene sistematicamente demolito occorrerebbe, al contrario, come in tutti periodi di crisi, un maggiore intervento pubblico».
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