Toscana
Sciopero e assemblea davanti alla palazzina dirigenziale
Oltre metà fabbrica si ferma e appoggia la lotta di Mirafiori
Andreas Quirici
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Gli operai Piaggio fuori dallo stabilimento per lo sciopero 2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Gli operai della Piaggio di Pontedera idealmente al fianco di quelli della Fiat di Mirafiori nello sciopero indetto ieri mattina dalla Fiom-Cgil, sfociato in un'assemblea davanti alla palazzina della dirigenza. Dalle 9.30 alle 11.15, le tute blu hanno sfilato in corteo all'interno dell'azienda, per poi proseguire la manifestazione all'esterno e discutere del referendum che in queste ore sta animando la discussione sindacale un po' in tutta Italia. Secondo Marcello Franchi, segretario provinciale della Fiom, le linee produttive della fabbrica pontederese sono rimaste ferme per la durata dello sciopero (secondo l'azienda l'adesione è stata del 58%), «a dimostrazione di quanto stia a cuore questa vicenda alla categoria dei metalmeccanici e degli operai in genere", come spiegato dallo stesso Franchi che ha aggiunto: «La forte mobilitazione dimostra quanto Mirafiori non sia poi così lontana da Pontedera ed è il segnale di quanto i lavoratori siano determinati a dire che qui una situazione come quella della Fiat non sarebbe tollerata». Secondo Massimo Cappellini, della Rsu Piaggio in quota Fiom, «è inaccettabile che in Italia, ormai, si debba rinunciare ai diritti per paura di perdere il posto di lavoro». Quel che succede a Mirafiori, secondo l'operaio "è un po' il sistema che usa il Governo quando, parlando di scuola, non vuole ascoltare gli studenti. Il progetto è quello di ridurre il più possibile gli spazi di democrazia, altrimenti gli affari subiscono una frenata. E questo non va assolutamente bene». Nei prossimi giorni sono annunciati volantinaggi ai mercati e nelle strade dei centri del territorio per informare l'opinione pubblica sulle basi che stanno portando Fiom a dire no all'accordo di Mirafiori.
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