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Bianucci: «Il disagio abitativo è diventato oramai una emergenza»
Sfratti raddoppiati in un anno Domus sociale lancia l'allarme
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Lemergenza abitativa nel Valdarno riguarda anche gli anziani 2 MINUTI DI LETTURA
SAN MINIATO. Sono oltre 200 le famiglie del comprensorio del Cuoio che hanno dovuto fare i conti con uno sfratto nel corso del 2010. Un numero quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente che ne aveva contati circa 115 e che spiega il costante "tutto esaurito" registrato dalle strutture di accoglienza temporanea presenti sul territorio, come il centro di Marti o quello di ospitalità notturna per uomini di Santa Croce. È il ritratto che emerge dai dati di Domus sociale, società partecipata dai Comuni di San Miniato, Santa Croce, Montopoli, Castelfranco di Sotto e Santa Maria a Monte. «Si tenga presente - spiega la responsabile di Domus sociale Giovanna Bianucci - che questi sono solo i numeri di coloro che si sono rivolti ai nostri sportelli e che quindi si tratta di un dato sicuramente inferiore a quello reale. Il disagio abitativo - aggiunge - già da un paio d'anni è diventato emergenza». Un percorso emblematico quella della società Domus, nata nel 2002 con l'intento di cercare risposte alle difficoltà d'inserimento abitativo degli immigrati ma trovatasi ben presto a fare i conti con interlocutori inattesi e completamente diversi. A chiedere aiuto sono spesso padri single, anziani e soprattutto, nel post-crisi economica, chi ha perso il lavoro. «Gli italiani - dice Bianucci - rappresentano circa il 50% dei nostri utenti. Ormai l'emergenza abitativa è assolutamente trasversale e non più una prerogativa di determinate categorie». Domus sociale dispone dal 2009 di un centro di prima accoglienza, dotato di otto posti letto, a Marti. «È significativo - prosegue - che da quando è stato aperto non ci sia mai stato un posto vuoto. Si tratta di una struttura che dovrebbe servire a tamponare l'emergenza e a permettere la predisposizione di un piano di reinserimento ma spesso non è facile riuscirvi in tempi rapidi perché, per avviare un nuovo contratto d'affitto, c'è bisogno di una somma iniziale considerevole e ciò spesso è improbabile visto che nella maggior parte dei casi è la mancanza di lavoro a condurre alla perdita della casa». Come uscire dall'empasse? «Noi gestiamo una rete di alloggi e c'impegnano a trovare per le famiglie degli appartamenti che abbiano un canone di locazione non superiore a un terzo dello stipendio. I nostri affitti sono più bassi del 20-30% rispetto al mercato privato proprio perché riteniamo che in generale ci sia una sproporzione tra i redditi e i canoni richiesti per affittare un immobile».
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