Il Tirreno

Pontedera

La riflessione di Migliorini: nessun nemico solo concorrenti di idee

«Povera "ex città", recuperiamo la nostra dignità di un tempo»

Francesca Suggi
Simone Migliorini
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Simone Migliorini

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 VOLTERRA. «Dove è finita la nostra dignità?». «Davvero vogliamo sprecare la nostra vita a insultarci?». «Basta pensare di avere nemici e cominciamo a chiamarli "concorrenti di idee"». Comincia l'anno con una riflessione-fiume Simone Migliorini, profondo conoscitore della storia volterrana e deus ex machina del Teatro Romano. Pensieri e auspici che partono dallo stato attuale del suo Colle che chiama "ex città" augurando a Volterra un cambio di rotta. Verso lo splendore del suo passato. «Volterra quando è compatta è meravigliosa, è generosa, è forte: ma oggi dove è quel senso di appartenenza, quella dignità. Ricominciamo». E' un pensiero forte il suo: parla di sindrome da Presepe «rimasta appiccicata dentro, senza però avere più la centralità dell'evento», persosi nei meandri di feste e festicciole «votate a San Turista». Pensa alle statuine del Presepe Migliorini: «Osservatele tutte - incalza - dal pesciaiolo, al muratore allla lavandaia, agli animali tutti hanno la loro dignità». La ripete tante volte questa parola. E sempre maiuscola la scrive, quasi a segnare un confine netto tra il tempo in cui c'era questo valore tra le gente, e un presente nel quale pare, a suo dire, essersi smarrito. Attacca tutti quegli insulti che a colpi di psueudonimi, nickname e soprannomi nascondono volti e facce pronte a sparare offese anonime. «Tiriamo fuori dalle tombe padri, nonni e bisnonni e tutto questo dà inevitabilmente adito a un odio senza fine». Parla dei giovani che decidono di lasciare Volterra: «Sono convinto che se ne vadano non solo per l'assenza di lavoro, ma anche disorientati da questa eccessiva inospitalità caratteriale della città che non permette neanche di crearselo il lavoro, perchè è una città che non analizza la bontà dlle idee ma il pedigree di chi ne è l'autore». E ancora arriva un'altra stilettata alla Volterra di oggi: «Una città pronta criticare tutto e tutti, ma che non accetta di essere criticata, una città che addossa le colpe dei padri - semmai ci sono state - ai giovani, una città che è diventata lo sberleffo delle città vicine, senza spina dorsale». Non manca una riflessione sull'importanza del confronto: «In questa città tutti abbiamo dei nemici, ma senza di loro nessuno sarebbe quel che è - e aggiunge - i miei nemici mi hanno permesso di farmi delle idee, delle convinzioni che differiscono dalle loro, non è detto che siano giuste ma diverse talmente tanto da arrivare al punto di coincidere». Migliorini lancia un messaggio proprio a quelli che chiama "concorrenti di idee" (basta chiamarli nemici): «Vorrei che la mia comunità arrivasse ad avere la consapevolezza che la concorrenza di idee è necessaria e vitale, la consapevolezza che ognuno nel suo piccolo può contribuire ad emancipare questa povera ex città e riportarla al suo splesnore. Gli sbagli, come le cose fatte bene nel passato, appartengono al passato».  E' proprio lui a fare il primo passo: «Cari concorrenti di idee se ho sbagliato qualcosa ed ho offeso qualcuno vogliate scusarmi, non è stato di proposito, ma l'ho fatto per eccesso di amore per Volterra, per il teatro e per la poesia».

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di Redazione web