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I volterrani? Una tribù acerba e selvaggia. Parola di Lawrence turista d'eccezione nel 1927
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Lingresso al Museo etrusco Guarnacci di Volterra Dalle pagine dello scrittore britannico lo spunto per rileggere la città e il fascino etrusco custodito nel Museo Guarnacci
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VOLTERRA. Ne è rimasto affascinato tanto da raccontarli in pagine e pagine del suo libro. Tanto da paragonarli per importanza, mistero e bellezza all'erba dei campi e al germogliare del grano. Lawrence, l'autore del famosissimo libro "Gli amanti di Lady Chatterley" visitò Volterra e il Museo Etrusco nel 1927. Si illuminò di fronte alle urne e ai reperti in mostra al Guarnacci. E da questo pellegrinaggio ne scaturì "Paesi Etruschi", un reportage che può considerarsi una guida turistica. Dopo Cerveteri, Tarquinia e Vulci la quarta tappa del viaggio dello scrittore britannico fu appunto Volterra. «E Lawrence arriva in città - ripercorre le pagine del libro Alessandro Furiesi, dirigente del settore cultura del comune di Volterra - in un modo molto simile a quello attuale». E prosegue: «Col treno fino a Cecina, poi col trenino fino a Saline e con un piccolo autobus. Arriva ad aprile e subito bolla la città come "fredda e grigia"». Ma il testo di David Herbert Lawrence, al di là delle stravaganti invenzioni, «contiene alcuni spunti degni di riflessione per lo storico, il critico d'arte e anche per il volterrano di oggi», entra nel merito il dirigente. Anche se è proprio sugli abitanti di Volterra che Lawrence si dimostra più critico e duro. Li definisce «tribù più selvaggia e acerba di quella di Tarquinia» e si scandalizza «delle sfacciate ragazzotte che ci salutano per pura insolenza. Un saluto - continua l'autore - con cui non ho niente da spartire e che perciò non ricambio». «Lo scrittore - aggiunge Alessandro Furiesi - giudica il popolo di Volterra poco elegante e grossolano nonostante il primo contatto sia avvenuto con gente vestita a festa. Lawrence giunge a Volterra durante la cerimonia di insediamento del nuovo Podestà. Un evento molto sentito dalla popolazione del luogo che per l'occasione si agghindava e sfoggiava le migliori abitudini». E così se i volterrani vengono bocciati dallo snobismo di questo singolare archeologo "dilettante", l'arte etrusca e il suo museo, attivo a Volterra già dalla fine del 1700, non subisce la medesima condanna. «Si leggono - spiega l'esperto - solo parole di lode per la nostra cultura». Lawrence era convinto che «gli etruschi non possedessero il senso estetico, la perfezione e l'armonia propria dei greci ma sapessero raffigurare - si legge in "Paesi Etruschi" - con vero calore e con vera tenerezza la vita dei vivi». Colpito dai reperti etruschi, dalla magia delle tombe, Lawrence si esalta davanti alla magnificenza delle collezioni conservate in loco. Magnificenza che a giudicare dagli interventi di cui necessiterebbe il Guarnacci, malato a più riprese di vecchiaia, è rimasta tale e quale.
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