Il Tirreno

Pontedera

In corso la raccolta delle firme per una petizione da inviare a Regione, Provincia e Comune

La rivolta delle commesse

Paola Silvi
Alcune commesse al lavoro all’interno di un negozio di biancheria intima
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Alcune commesse al lavoro all’interno di un negozio di biancheria intima

«Troppi giorni festivi al lavoro, non ne possiamo più»

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PONTEDERA. La domenica in centro scotta. E insieme ai saldi parte anche la protesta delle commesse. «L'apertura di domani (oggi per chi legge, ndr) è l'ennesima giornata festiva che passiamo in negozio. Lontano dalle nostre famiglie», sottolineano con amarezza. Le saracinesche alzate per 15 domeniche all'anno, quelle di dicembre, il patrono e quella delle Palme esasperano le dipendenti che chiedono un rispetto e un'attenzione più consona. «Non rifiutiamo di lavorare, intendiamoci - insistono - vogliamo solo una rotazione o almeno un ripristino dei turni. Le catene di grande distribuzione e i marchi collaudati chiedono sempre più domeniche ma nei piccoli negozi, con meno risorse per il personale, è difficile gestire l'orario». Le commesse insomma si stanno ribellando perché non si sentono tutelate. «Guardiamo, ad esempio quest'ultimo periodo. È dalla fine di novembre che non ci prendiamo una giornata libera. Non resta che aprire anche il primo maggio e poi toccheremo il fondo».  Il nodo sta per venire al pettine. E proprio in questi giorni la guerra delle firme agiterà il commercio pontederese. Quelle stilate nero su bianco, in calce alla lettera indirizzata al presidente della Regione, della Provincia e al sindaco. La petizione è già scritta e sta girando di negozio in negozio.  «La maggior parte di noi - continuano - ha un contratto a tempo determinato e l'instabilità professionale incide sulle nostre scelte. Senza contare i figli piccoli che ci aspettano a casa. Siamo consapevoli che il nostro lavoro consiste nel sacrificare 6 giorni alla settimana, compreso il sabato. Ma tutte queste domeniche sono davvero troppe». La speranza che sorregge lo shopping domenicale è tutta economica. «Il calendario dei giorni festivi dedicati allo shopping - spiega l'assessore Stefano Tognarelli - è nato dopo una concertazione accurata e declinata in diverse fasi. Al tavolo, i sindacati di categoria e i rappresentanti delle associazioni avevano sollevato molte perplessità sulle domeniche e soprattutto sulla Befana lavorativa. Abbiamo poi optato per l'apertura perché nello scacchiere economico bisogna tener conto del contesto in cui viviamo e del territorio circostante».  Come dire, se i comuni vicini aprono i negozi, se i commercianti vogliono lottare contro la crisi, la possibilità di aggiungere la domenica al calendario dedicato alla vendita potrebbe essere un'occasione per rimpolpare i tristi bilanci. «Dal punto di vista personale capisco le esigenze delle commesse e solidarizzo con le loro problematiche. Penso però - conclude Tognarelli - che questo tema necessiterebbe di un ulteriore confronto, magari a livello regionale e nazionale».

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