Il Tirreno

Pontedera

Roccia e sabbia nella rotatoria in 3D trionfa l'inventiva

Manolo Morandini
Enrico Dini; a sinistra una delle nuove rotatorie
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Enrico Dini; a sinistra una delle nuove rotatorie

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 PONTEDERA. Un luogo di confine. Alle porte della città e della zona industriale. Sorgerà in una delle rotatorie che portano a Gello l'avveniristica Radiolaria. È qui che a primavera prenderà casa lo speciale monumento. Un segno artistico ma soprattutto una celebrazione all'inventiva. Forme sinuose e ardite per rendere palpabile il potenziale della tecnologia made in Pontedera. Il padre è l'ingegnere Enrico Dini che con la sua macchina a base di sabbia punta a rivoluzionare l'edilizia.  Sarà la prima esperienza su larga scala di stampa in "3D" di una roccia realizzata a partire dal file grafico dell'architetto londinese Andrea Morgante. Un monolite alto 8,50 metri che è già in corso di realizzazione in un capannone nella zona industriale di Ospedaletto a Pisa. Grandi blocchi, che verranno assemblati sul posto, dalla struttura più resistente e versatile di quelli in cemento armato. Il tutto realizzato a partire da sabbia riaggregata e una miscela di sali. Niente cemento e ferro ma una stampante per oggetti a tre dimensioni che passaggio dopo passaggio muta i granelli in roccia.  «Radiolaria avrà una superficie esterna grezza che sembrerà lavorata dal vento - afferma Dini -. Oltre che un'occasione per dare visibilità alla tecnologia, mi auguro che diventi un simbolo della città. È un tributo a Pontedera dove sono nato, all'inventiva che da sempre si sposa con Piaggio e a mio padre Egisto Giovanni Dini, che è stato uno dei più stretti collaboratori dell'ingegner Corradino D'Ascanio. Del resto nella realizzazione c'è una forte componente meccanica».  Qualcosa di più di un'idea avveniristica quella del 48enne ingegnere di Pontedera, che per inseguire il suo sogno ha investito i risparmi di una vita e non ha esitato a ipotecare la casa. A dargli ragione è stato lo studio londinese di Norman Foster, uno dei più importanti al mondo. La sua impresa, la Diniengineering, si è occupata fino al 2003 di realizzare macchinari per il settore calzature. Poi, l'incontro che ha cambiato la vita dell'ingegnere Enrico. «Con la fotogrammetria dei vicini, ovvero scattando decine di foto dello stesso piede da diversa angolature e ricostruendone poi l'immagine al computer, con una stampante di oggetti in tre dimensioni è possibile fare calchi di gesso - spiega -. Appena l'ho vista in azione mi è venuto spontaneo pensare che ci si poteva costruire una casa». E dal 2006 si è dedicato anima e corpo alla sua intuizione.  La tecnologia oggi c'è e si chiama D-shape ovvero forma Dini, con i diritti di sfruttamento di proprietà di una società londinese la Monolite Uk Ltd, mentre Dinitech Spa si occuperà della commercializzazione in Italia. «I miei soci sono la Camera di commercio di Pisa e l'imprenditore Antonio Fedeli», spiega Dini che dell'azienda è l'amministratore delegato.  La vera sfida per Dini è costruire case. «Dal punto di vista statico i test ci dicono che la nostra roccia ha proprietà meccaniche superiori al calcestruzzo - conclude -. Il limite è la risoluzione ancora troppo bassa della stampa».

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