Il Tirreno

Pontedera

Gassificazione dei fanghi, un giallo

Giacomo Pelfer
Il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini e a destra il consigliere comunale del Pd Umberto Pinori
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Il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini e a destra il consigliere comunale del Pd Umberto Pinori

Si chiede chiarezza su due impianti sperimentali

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 SAN MINIATO. Il dibattito sugli inceneritori arriva anche a San Miniato. Nel pieno della diatriba sul progetto di pirogassificazione nel comune di Castelfranco, con il processo di partecipazione che coinvolge anche Santa Croce, Santa Maria a Monte e Montopoli, arriva la notizia dell'esistenza di due piccoli impianti sperimentali per la gassificazione di fanghi derivati da depurazione civile. Due strutture pilota, una a San Miniato e l'altra a Montopoli.  Un progetto che sarebbe partito a metà, senza riguardare per adesso il territorio di San Miniato, come ha spiegato il sindaco Vittorio Gabbanini. La questione è arrivata in consiglio comunale con un'interpellanza di Sel e Comunisti Uniti, che hanno chiesto chiarezza su un piano di sperimentazione del quale, fino a oggi, non si era saputo niente.  Il progetto fu avanzato lo scorso anno dal dipartimento di ingegneria chimica, chimica industriale e scienza dei materiali dell'Università di Pisa, e autorizzato dalla Regione Toscana il 22 dicembre 2009, per «una sperimentazione - si legge nel decreto - sul processo di gassificazione di fanghi da depurazione civile presso due impianti nel comune di Montopoli Valdarno e nel comune di San Miniato».  Due aziende, nelle zone industriali di Capanne e Ponte a Egola, avrebbero concesso in comodato d'uso due impianti pilota, che ogni giorno avrebbero dovuto bruciare, rispettivamente, 50 chili di fanghi a Capanne e 2 tonnellate a Ponte a Egola. La Regione stabiliva poi che l'Università avrebbe corrisposto 16mila euro ad Arpat per l'esecuzione dei controlli ambientali. La sperimentazione sarebbe durata 2 anni, suddivisi in periodi di 6 mesi.  «A quanto risulta dalle verifiche effettuate dai nostri tecnici - spiega Gabbanini - la sperimentazione a Ponte a Egola non sarebbe partita per problemi sopraggiunti tra l'azienda e l'Università di Pisa. In ogni caso, si tratta di un progetto che coinvolge l'Arpat e il dipartimento di ingegneria chimica e chimica industriale dell'Università. Non credo che si debbano temere rischi per la salute dei cittadini. Comunque sia, si tratta al momento di una questione che non ci riguarda».  «Il Comune non può pubblicizzare tutti i documenti che arrivano dalla Regione - aggiunge il consigliere Umberto Pinori (Pd) -. Prima di essere a favore o contro gli inceneritori è necessario sperimentarne gli effetti: il fatto che a occuparsene non sia un privato ma l'Università di Pisa dovrebbe essere una garanzia».

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