Il dolore
«Stufi della teoria del complotto»
Andreas Quirici
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A destra una seduta del consiglio comunale Accanto Sonia Guarneri Fuori per scelta, parlano i due ex assessori: siamo profondamente delusi
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VOLTERRA. Manca poco ormai all'uscita ufficiale di Fabio Bernardini e Sonia Guarneri dalla giunta del sindaco Marco Buselli. Il primo dell'anno saranno "Progetto originario" e, da quel che si capisce, agli antipodi rispetto a chi amministra la città etrusca. La riflessione. Un allontanamento maturato nel tempo e che oggi fa fare una riflessione ai due, molto profonda e critica nei confronti dei loro ex compagni di maggioranza. Bernardini racconta di aver visto ben presto «imporsi la logica schematica improntata ai concetti di amico- nemico, incompatibile con l'idea di amministrazione di garanzia per tutti e in un certo qual modo super partes». La storia del complotto. Guarneri, invece, rievoca «la teoria del complotto», tirato in ballo spesso e volentieri da sindaco e assessori in questi mesi di legislatura ogni volta che le cose cominciavano a diventare difficili. «Ciò che accade è sempre frutto dell'azione traditrice di assessori o consiglieri dissidenti - dice l'ormai ex assessore al sociale - di funzionari bighelloni o incapaci, di direttori generali infedeli e ambiziosi». L'illusione. Come ogni persona che si avvicina a qualcosa di nuovo e stimolante, come un compito istituzionale difficile, ma importante, Bernardini e Guarneri hanno cominciato il loro incarico al comune volterrano con grandi ambizioni. Gli spagnoli la chiamano "ilusion" e si adatta bene alle aspirazioni di buon governo degli inizi della giunta Buselli. «In questo anno e mezzo - dicono i due - abbiamo cercato di costruire un'esperienza di amministratori solida, pur tra mille difficoltà. Non avendo alle spalle una forza politica strutturata, abbiamo dovuto contare soltanto sulle nostre forze e sicuramente non ci siamo risparmiati. Grazie a un lavoro serio e costante abbiamo stabilito una serie di rapporti di fiducia e talvolta di stima con una parte significativa del personale del comune, con il quale abbiamo avuto modo di conoscerci e imparare ad apprezzarci reciprocamente, lo stesso possiamo dire per molti collaboratori e interlocutori esterni». Sonia Guarneri aggiunge anche che «ciò che mesi fa mi fece decidere per l'impegno politico fu la convinzione che non ci si potesse arrendere allo stato delle cose e che fosse prima di tutto compito di noi giovani offrire un contributo per promuovere e portare avanti un progetto innovativo per la città». Il naufragio. L'ex assessore al sociale usa proprio questo termine per far capire la fine del progetto. «Ciò a cui ho assistito in un anno e mezzo di governo - racconta - è stato il rifiuto di ogni complessità e di conseguenza la banalizzazione di ogni problema. Ho trovato che una parte dei miei compagni di squadra vive come dentro la bolla di sapone». Tutta un'altra cosa, rispetto alle aspettative. «Dalla teoria per la quale occorresse un assessore competente almeno nelle materie più complesse - riprende - siamo passati in pochi mesi alla teoria che un assessore-tecnico è incapace di sognare, perché vede solo ostacoli». E piano piano, appunto, il naufragio. Che continua a commentare l'ex amministratore all'ambiente: «Abbiamo visto formarsi e crescere al nostro interno - spiega Bernardini - quei meccanismi di gestione e conservazione del potere fine a se stesso, tipici di una certa classe politica italiana». La speranza. Non tutto è comunque perduto per i due dissidenti che si preparano alla loro nuova vita politica. L'esperienza aiuta sempre e le loro parole in proposito sono molto chiare: «Abbiamo constatato che realizzare una buona amministrazione è faticoso ma certamente possibile. E' indispensabile però possedere una seria base di consapevolezza, staremmo per dire culturale, che consenta di mantenere un approccio lucido, umile e maturo rispetto alla gestione della cosa pubblica». Traspare la voglia di non rassegnarsi dalle parole di Sonia Guarneri: «L'evocazione costante della presenza di nemici e traditori, l'abolizione delle complessità, il vivere di certezze e il controllo sistematico dell'informazione definiscono il populismo nell'accezione più classica. Un sistema a cui non intendo rassegnarmi, costituisce la morte della democrazia che, come scrive Curzio Malese ne "La Bolla", si nutre di dubbi e verifiche, di libera circolazione di notizie e di teorie complesse».
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