Finanza
Una grande intelligenza
Riccardo Cardellicchio
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Marinella Marianelli se n'è andata nel giorno di Natale. Se n'è andata una grande intelligenza. A lungo insegnante apprezzata di lettere italiane e storia all'Itc e al Magistrale di San Miniato, più volte assessore alla cultura del Comune di San Miniato, dove ha lasciato il segno (a lei si devono la Fondazione Centro studi sulla civiltà del Tardo Medioevo, il Centro Cinema fratelli Taviani, l'Università della Terza Età), operatrice culturale (redattrice della "Miscellanea storica della Valdelsa"), scrittrice. Ha pubblicato poco e tardi per pudore eccessivo. Per farle tirar fuori dal cassetto le cose ripostevi in tempi diversi, ce ne volle. Un romanzo, racconti, poesie. Sono testimone in qualità di editore con Aldemaro Toni. Sicura di sé sempre, di fronte ai suoi scritti diventava fragile. Fragilità figlia dello scrupolo, dell'intendimento di non diffondere banalità, facendosi accecare dalla vanagloria. Alla fine cedette e tutti rimasero sorpresi. Favorevolmente. Il suo primo libro risale al 1996. "L'anno di Napoleone. Il 1796 a San Miniato" (Polistampa). Ma è una ricostruzione legata all'anniversario ricordato nella città della Rocca. Desta grande attenzione, l'anno successivo, con il romanzo "Ipotesi per un fantasma", pubblicato da Edizioni dell'Erba-Nuova Provincia editrice. E' la storia dei giacobini sanminiatesi vista attraverso le vicende di una famiglia. Ed è del 2000 la raccolta di racconti "Il remoto ieri", pubblicata dalle Edizioni dell'Erba, in cui le vicende individuali si mischiano a quelle collettive. Un libro pieno di figure memorabili. Ultima, per le edizioni Titivillus, è uscita recentemente la raccolta di poesie "Le stagioni del cuore" altro bell'esempio delle qualità di Marinella Marianelli. Scrive Marco Cipollini in prefazione: «E' la trascrizione episodica e lirica di tutta una vita, questo leggero fastello di poesie trepidamente intitolato "Le stagioni del cuore", dai versi scritti a vent'anni fino a quelli dei tempi più recenti, e ci si avverte, dietro la flessione personale, il graduale mutamento delle epoche. Come per ogni poeta autentico questa testimonianza storica traspare non esplicitamente, ma proprio per il variare dello stile: arioso e iperletterario (innamorato) negli anni verdi, che erano in contrappunto a quelli di guerra, più contenuto e mediano negli anni della maturità, fino alla pienezza degli anni Ottanta». Con lei, scompare un mondo.
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