Sicurezza
Un piano per "liberare" la Fi-Pi-Li
Emilio Chiorazzo
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Coda di Tir in Fi-Pi-Li: serve un piano per la viabilità in caso di emergenze. Sotto Millozzi Se la strada chiude, è inevitabile il caos anche sulla Tosco Romagnola
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PONTEDERA. Al consiglio comunale è arrivato con tante relazioni: una per ognuna delle possibili accuse che gli potevano arrivare dalle opposizione. Già da un paio di giorni, in città, circolano volantini di Rifondazione comunista, lettere di ex consiglieri di minoranza e messaggi sulle pagine blog della rete che puntano il dito contro una cattiva gestione dell'emergenza neve. Simone Millozzi, sindaco di Pontedera, vuole fare chiarezza. Con i numeri, con i fatti. Ecco perché ha chiesto un resoconto scritto per ogni argomento: la lista di quelli che hanno lavorato da venerdì scorso a oggi per liberare le strade dal ghiaccio, i volontari che hanno prestato la loro opera, le aziende che hanno colaborato, le associazioni presenti. E, ancora, la lista dei lavori giorno dopo giorno, come ha funzionato il trasporto pubblico. Rigo dopo rigo, il riassunto scritto dei giorni di disagio, che qualcuno descrive come una debacle della macchina dell'emergenza, mentre altri elogiano. Sulla sua pagina Facebook ci sono messaggi dell'uno e dell'altro segno. Partiamo dal volantino di Rifondazione che l'accusa di dire bugie sulla questione dell'allerta meteo. «È frutto di un equivoco, prima di tutto. Perché io mi sono sempre riferito a bollettini meteo. Mentre nell'intervista che loro prendono a pretesto, si dice che a farci sottovalutare il problema sarebbe stato un bollettino della protezione civile. Quello che parlava di pioggia, a due ore dalla nevicata del mattino, era il bollettino di tante agenzie meteo. Ecco. Ma, al di là di questo, credo che la cosa importante, in questo momento, sia non cedere alle strumentalizzazioni». Resta il fatto che la neve di disagi ne hacreati tanti. E che forse, alcune decisioni, col senno di poi, potevano essere evitate o anticipate. «Di quel tipo di allerta, durante un anno, ne arrivano tante. Criticità moderata significa che occorre avviare una procedura di "preattenzione" come dicono i tecnici. Se, per ogni allerta, dovessimo decidere di chiudere le scuole preventivamente, sarebbe davvero un bel problema». Cos'è che non ha funzionato? «L'ho detto più volte in questi giorni. Provo a riassumerlo: una nevicata straordinaria, intensa. Il fatto che la Fi-Pi-Li è stata chiusa, che i mezzi pesanti, anche senza le misure adeguate, si siano riversati sulla Tosco Romagnola; che abbiano continuato a marciare, senza fermarsi, bloccando la viabilità. E ostacolando anche i mezzi che avrebbero dovuto risolvere la questione. Che non c'è stato, come altre volte, collaborazione tra la gente». Cosa significa? «In questi quattro giorni hanno lavorato con i dipendenti del Comune, circa 120 volontari: pochi, se pensiamo all'intero tessuto sociale che ruota intorno al volontariato. Come poche sono state le aziende che, avendo uomini e mezzi idonei per aiutarci, non si sono fatte avanti. O le associazioni. Altre volte, per altre emergenze, non è stato così». Adesso, però, c'è da guardare avanti: se dovesse accadere domani un'altra nevicata straordinaria, cos'è che avete imparato da questa emergenza? «Credo che il primo nodo che dobbiamo sciogliere, riguardi proprio la Fi-Pi-Li: serve un piano di emergenza legato alla strada di grande comunicazione. Ben venga il progetto di Enrico Rossi, delle 3 corsie. Serve destinare una corsia di emergenza per il ricovero dei mezzi pesanti, farli sostare e dare sfogo, nelle altre corsie, ai veicoli leggeri. Oppure serve creare un percorso alternativo che permetta di liberare la Fi-Pi-Li dai mezzi pesanti. L'ideale sarebbe portarli tutti nella zona industriale di Pontedera e tenerli fermi lì, senza che siano d'ostacolo anche alle operazioni di pulitura delle strade e di circolazione degli altri veicoli. E poi servono più risorse umane: dovremo fare una mappa delle aziende che, sono sul territorio e che in casi come questi, possono mettere a disposizione i loro uomini e i loro mezzi. E, più strumenti, tecnologicamente avanzati, oltre a un maggior coordinamento». Altrimenti succede che si rischia di cadere nello scaricabarile. «Ho chiesto di organizzare un incontro con i vertici della Protezione civile sul territorio, per fare il bilancio di questi giorni, per capire quali sono le cose che dovremo fare meglio. Per quattro giorni abbiamo messo in campo, tutti, tanta buona volontà, ma sappiamo che ci vuole qualcosa di più. E poi serve un vertice provinciale e oltre: anche qui ci sono state carenze».
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