Il Tirreno

Pontedera

Sabatini prova a salvare la Mabro

Paola Silvi
La Mabro e Landa Sabatini (penultima nel gruppo di donne premiate)
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La Mabro e Landa Sabatini (penultima nel gruppo di donne premiate)

Da Peccioli a Grosseto, nel nome della qualità

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 PECCIOLI. La sopravvivenza dell'ex Mabro, l'azienda di abbigliamento grossetana, in liquidazione, potrebbe dipendere anche dalla Sabatini Spa. Non c'è ancora niente di ufficiale ma l'azienda pecciolese potrebbe far parte della cordata salvataggio insieme alla Marcolana di Prato e alla Gpa di San Giustino. Dalla Sabatini non si sbilanciano ma confermano. «Ci hanno cercato - spiega la titolare Landa Sabatini - maper ora non c'è alcun progetto. È presto per vagliare qualsiasi opportunità e prendere una decisione, senza contare le responsabilità che questo passo comporterebbe. Soprattutto nei confronti dei dipendenti». Sabatini non nasconde un pizzico di orgoglio. «Il fatto che ci abbiano richiesto un incontro dimostra la salute di cui gode la società. Testimonia l'impegno e le nostre credenziali nel settore». Dagli Usa alla Corea, al Giappone, in effetti lo spirito "paladinesco" dei Sabatini si sta espandendo alla ricerca di mercati da esplorare e conquistare. Il tutto con un'estrema cura del particolare che va dalla precisione delle lavorazioni al rispetto dei tempi, al contenimento dei costi. Sabatini è una delle più importanti realtà internazionali specializzata nella realizzazione di capi femminili di alto livello. Ed è la storia di un'azienda artigianale nata nel 1957 a Capannoli da un laboratorio sartoriale. Di una realtà unica che è riuscita ad unire lo spiccato senso di progresso, necessario per la produzione industriale in serie, ai metodi tradizionali. Sostenuta dall'entusiasmo di Landa e del marito Germano, la maison è passata dalla realizzazione per conto terzi di maglieria alla confezione, negli anni Ottanta, di abiti femminili di alta moda. Tramandata dai genitori ai figli, la Sabatini è diventata poi punto di riferimento per le firme più prestigiose, tra cui Burberry's, Daks, Etienne Eigner, e Gay Mattiolo. Oggi il primo piccolo laboratorio è un ricordo. Totalmente automatizzata e pronta a monitorare ogni capo nella filiera produttiva, la ditta compie lavorazioni su precise richieste, progetta e sviluppa collezioni partendo da semplici immagini. E magari è proprio questa capacità istrionica di trasformarsi in un partner ideale che ha fatto gola ai "supervisori Mabro", come li definisce Landa. «Ma le idee originali e preziose non sono finite», assicura. Se non sarà la trattativa con le vestaglie azzurre, ci saranno altre novità.

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