La manifestazione
Scrittore e poeta paraplegico girava spesso in centro con la sua carrozzina
E' morto Francesco Zeiro
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Francesco Zeiro e la sua carrozzina con la quale girava spesso per il corso Aveva 55 anni, oggi alle 15 in Duomo il funerale
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PONTEDERA. Qualcuno lo ricorderà sul suo triciclo, la sua inseparabile carrozzina, percorrere corso Matteotti, a dispetto del tempo: lo potevi incontrare sotto il solleone dell'estate o con la pioggia invernale. Francesco Zeiro non conosceva ostacoli. Ti affiancava, ti faceva capire che voleva che tu gli accendessi una sigaretta. O che lo aiutassi a bere. Voleva bene a tutti e tutti gli volevano bene. Qualche volta attirava l'attenzione con quella sua trombetta ad aria, che aveva sulla carrozzina. Proprio accando a uno stemma dell'Inter, la sua grande passione. Un suono che non sentiremo più: Francesco se n'è andato. È decuduto ieri, a 55 anni, nella sua casa di via Guerrazzi. Francesco non s'è mai arreso alla malattia che gli ha tolto, fin da piccolo l'uso delle gambe. I suoi sentimenti, i suoi pensieri, li ha comunicati scrivendo. Scriveva poesie, racconti. Pubblicava libri. «Ha vinto - racconta la sorella Fausta - tanti premi letterari, tanti concorsi di poesia». Partecipava alla vita pubblica della città. Una volta, a Pontedera, venne l'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Venne a onorare la memoria del suo predecessore Gronchi. Fu una visita silenziosa, perché il clima, intorno al presidente, era teso. Erano appena iniziati i tempi del "picconatore". Visitò la tomba di Gronchi, fece un salto in Comune. Senza mai parlare. Ebbe solo un gesto, pubblico, davanti a Palazzo Stefanelli: una carezza e una parola di conforto per Francesco Zeiro, che seguiva, sulla sua inseparabile carrozzina, quell'evento. Francesco viveva per la sua città e la sua famiglia: era legatissimo a sua madre Vera, un'insegnante. Non s'è mai staccato da un suo ritratto. E, grande amore nutriva anche per il fratello Antonioe la sorella Fausta. Ma, soprattutto, stravedeva per i suoi nipoti: Attilio, Manuela, Paol. E Paolo. Fu felicissimo quando, qualche anno fa, aveva deciso di intraprendere la strada del giornalismo. ne andava fiero. Tanto che Francesco anche dopo anni, di tantoi n tanto, veniva sotto la redazione del giornale, poi si faceva notare con il suono del suo clacson. Al giornalista che scendeva per strada, di volta in volta segnalava le cose che secondo lui non andavano: dalle barriere architettoniche che gli ostacolavano il cammino, alle buche, sull'asfalto delle vie del centro, che per lui erano un pericolo. Le cose che, prima, raccontava al suo nipote che voleva diventare giornalista. Invece, Paolo, poi, ha provato altre strade: anche quella del comico televisivo, con qualche partecipazione a Zelig. Ma soprattutto, per lo zio Francesco, era il nipote che gli aveva dato due bisnipoti ai quali voleva un gran bene, Filippo e Guia. Tutta la famiglia sarà riunita oggi, alle 15 in Duomo, dove ci sarà l'ultimo saluto a Francesco.
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