Il Tirreno

Pontedera

Il primo cittadino spiega le difficoltà: la macchina dell’emergenza ha funzionato, anche se i disagi ci sono stati

«Aspettavamo una nevicata più lieve»

Come si presentavano ieri le strade del centro di Pontedera in occasione del mercatino
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Come si presentavano ieri le strade del centro di Pontedera in occasione del mercatino

Simone Millozzi: «L'allarme meteo parlava di evento moderato, di poche ore»

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  PONTEDERA. Non ha lasciato neppure per un attimo la centrale operativa di viale America. Giorno e notte. Simone Millozzi, sindaco di Pontedera, ha riposato appena due ore il primo giorno dell'emergenza neve. Ieri ha presieduto, sempre, il lavoro della squadra di emergenza: un centinaio di volontari, tutti i vigili urbani, i dipendenti del Comune e il resto delle forze dell'ordine. Ha coordinato ogni fase. Ed ha anche tenuto i contatti con i cittadini, attraverso la sua pagina Facebook.  Ha incassato gli elogi e risposto alle critiche «soffrendo - racconta - per i disagi che hanno subito i nostri concittadini». Ma Simone Millozzi ha anche la consapevolezza, dentro di sé che «la centrale operativa che abbiamo allestito, ha lavorato nel migliore dedi modi».  Questa, però, non è l'opinione di tutti coloro che venerdì pomeriggio hanno trascorso ore, in fila, lungo le strade del territorio. E che sabato e ieri hanno dovuto fare i conti con il ghiaccio presente in gran parte delle strade del centro.  «Ci tengo a fare alcune precisazioni che riguardano i idsagi di venerdì: la prima è che comprendo le difficoltà incontrate della gente. Però non ci sto alle strumentalizzazioni: la macchina dell'emergenza si è messa in moto in maniera adeguata a quelle che erano le previsioni dei giorni precedenti».  Che nevicava si sapeva da tempo...  «I bollettini della Protezione civile parlavano di una nevicata moderata, di un paio d'ore. Poi pioggia, fin dal primo pomeriggio. E noi eravamo preparati a questo: fin dal mattino alle sette, per ben tre volte, abbiamo gettato il sale sulle strade».  Ma non è bastato.  «Le previsioni non avevano colto nel segno, la nevicata c'è stata, abbondante, per tutto il giorno. Non ha piovuto. E quando abbiamo cercato di muoverci, con i mezzi di soccorso, che avrebbero dovuto rimediare alla nuova situazione, abbiamo trovato le strade intasate di auto che non permettevano le operazioni».  Ci sono stati due momenti critici: quando le aziende e le scuole hanno chiuso per permettere ai dipendenti e ai bambini di raggiungere casa.  «Molta gente s'è messa in auto anche non avendo mezzi idonei, per viaggiare in quelle condizioni. Le nostre strade si sono trovate a fronteggiare anche l'altra emergenza: la superstrada chiusa. Ma questa, proprio, non è nostra responsabilità».  Superstrada che è stata chiusa anche per gran parte del sabato mattina.  «Per noi è stata un'altra tegola: per tutta la notte abbiamo lavorato al massimo delle energie, sfruttando la relativa tranquillità, puntando a liberare la grande rete viaria. Ce l'abbiamo messa tutta, ma al mattino, quando abbiamo appreso che la Fi-Pi-Li era stata chiusa nuovamente, ci siamo arrabbiati. Anche perché c'erano mezzi pesanti che hanno deciso lo stesso di mettersi in marcia e si è ricreato il caos».  Quand'è che avete vissuto il momento più difficile?  «Quando abbiamo dovuto farci carico, pur non essendo nostra competenza, dei disagi in superstrada».  In che modo?  Abbiamo cercato di alleviare le difficoltà di chi era in fila, con pasti caldi, bevande, coperte. Alla Bellaria abbiamo ospitato anche una ventina di persone, per la notte, abbiamo messo gli scuolabus a disposizione di chi voleva raggiungere la stazione o un punto di ricovero».

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