Il Tirreno

Pontedera

In due a giudizio. L’incidente sarebbe avvenuto in Nigeria ma i certificati sarebbero stati falsificati

L'assicurazione non crede alla morte

Sabrina Chiellini
L'assicurazione non crede alla morte

E i beneficiari della polizza vengono accusati di tentata truffa in concorso

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 BUTI. Il giallo di una presunta morte avvenuta in una terra lontana come la Nigeria, i sospetti di una compagnia assicurativa che vuole vederci chiaro prima di sborsare oltre trecentomila euro ai due benificiari di una polizza vita che, dopo aver cercato di incassare la somma, sono finiti a giudizio con l'accusa di tentata truffa e falso.  Il processo contro Francesco Maffei, 50 anni, nato a Buti e residente a Pontedera e Giuseppina Hammer, 75 anni, di San Casciano Valdipesa doveva iniziare l'altra mattina, in tribunale a Pontedera. È stato rinviato per un problema nella citazione dei testi.  La storia al centro del caso giudiziario è piuttosto controverso. Da una parte la compagna assicurativa Unipol ha dubbi sui certificati di morte prodotti dai beneficiari e sospetta che sia stata simulata la morte di una nigeriana per incassare il premio della polizza. Dall'altra i due imputati sono pronti a difendersi sostenendo che la loro amica nigeriana è effettivamente morta in un incidente stradale, avvenuto nella sua terra d'origine.  In sostanza, secondo l'accusa che dovrà essere provata al dibattimento, Maffei e Hammer hanno cercato di truffare l'Unipol stessa. Hanno stipulato con la compagnia assicurativa una polizza vita abbinata a una infortuni che avevano come contraente una nigeriana di 43 anni. Polizza che aveva come beneficiari i due imputati. Secondo la compagnia assicurativa, infatti, i due avrebbero simulato la morte dell'amica avvenuta in seguito ad un incidente stradale nel luglio del 2004 a Lagos. In che modo? Avrebbero prodotto documentazione falsa per poi poter incassare i soldi dell'assicurazione, per un importo di circa 300mila euro.  I due devono anche rispondere dell'accusa di falso in quanto, secondo la Procura di Pisa, hanno prodotto documenti risultati contraffatti, dal certificato di morte ad altri atti provenienti dalla Nigeria attestanti luogo e data dell'incidente. A destare i primi sospetti sarebbero state proprio le date dei documenti non sempre coincidenti nelle parti che riguardavano la tragedia stradale.  La difesa dei due imputati è certa di poter dimostrare che la nigeriana Patience Ajay è effettivamente morta e che, di conseguenza, la compagnia assicurativa non paga per ragioni che dovrà spiegare.  L'Unipol invece proprio perché non vedeva chiaro in tutta la vicenda aveva presentato un esposto alla Procura di Pisa in cui chiedeva di fare luce sull'incidente stradale, sui documenti e quant'altro potesse chiarire le circostanze della scomparsa della povera nigeriana della quale, in ogni caso, si sono perse le tracce.

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