Finanza
Si truccavano, e giù botte
Sabrina Chiellini
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Laula di tribunale della sezione distaccata di Pontedera Condannato un marocchino che picchiava le sorelline
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PECCIOLI. Non voleva che le sorelle minori, arrivate a Peccioli dal Marocco grazie anche al suo aiuto, diventassero troppo occidentali. Loro, all'epoca della vicenda, frutto delle differenze culturali e ora finita in tribunale, erano minorenni. Si ribellavano, non lo stavano a sentire. Uscivano con amici italiani, si truccavano. Rivendicavano, insomma, la volontà di integrarsi nella piccola comunità pecciolese dove si erano trasferite. Due belle ragazze, che come le loro amiche, non si facevano scrupolo a indossare una minigonna e andare tranquillamente a giro in macchina con i ragazzi. Ogni volta il fratello (di cui omettiamo il nome per tutelare le vittime delle violenze), anche lui perfettamente inserito e con un lavoro, reagiva bruscamente: le invitava a rispettare le tradizioni marocchine, anche se vivono lontano dal loro paese. A volte il fratello reagiva con una violenza che le due sorelle non riuscivano proprio a tollerare. Fino al punto di rivolgersi ai carabinieri per denunciare i maltrattamenti in famiglia, andati avanti per diversi mesi. In un'occasione poi l'imputato aveva inseguito una delle due davanti alla caserma dei carabinieri, aveva anche colpito con la testa un vetro dell'auto del fidanzato della sorella. Nella denuncia, che nel corso del 2009 ha portato all'intervento dei militari e all'arresto del fratello rimasto per un periodo ai domiciliari, si faceva riferimento a percosse e ingiurie che l'uomo aveva rivolto alle sorelle pur essendo particolarmente legato a loro. Una ventina gli episodi ricostruiti: il giovane (difeso dall'avvocato Luca Poldaretti) aveva danneggiato gli arredi della loro casa e una macchina, sempre nel corso di accese discussioni. Manifestava la sua gelosia prendendole a schiaffi se si truccavano in maniera vistosa, se indossavano gonne troppo corte o anche se avevano un fidanzatino italiano. La vicenda, andava avanti per alcuni mesi, è stata quindi ricostruita in tribunale a Pontedera davanti al giudice moncratico Luca Salutini. Sono stati sentiti diversi testimoni, compreso il maresciallo dei carabinieri che si era occupato delle indagini. È emerso comunque che le due ragazzine non sentivano, nonostante le reazioni del fratello, un'eccessiva minaccia: al punto da lasciare le luci accese, per dare l'impressione di essere in casa, invece erano uscite. Le sorelle del resto hanno ribadito di non trovare niente di strano nel seguire comportamenti delle coetanee conosciute in Italia. Il giudice Luca Salutini ha condannato il marocchino a otto mesi di reclusione con i benefici di legge, pena sospesa e non menzione della condanna. Durante il dibattimento è emerso anche un quasi "pentimento" delle giovani nei confronti del fratello. Avrebbero voluto per lui, che ha un lavoro stabile e non ha mai fatto mancare un aiuto economico alla madre e alla famiglia, conseguenze penali meno gravi.
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