Il Tirreno

Pontedera

Giovane accusata della morte del figlioletto

C.V.
L’aula del tribunale
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L’aula del tribunale

Il bambino morì un mese dopo la nascita per postumi d'asfissia

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 PISA. Una giovane mamma è accusata di aver provocato la morte del figlioletto dopo il parto. Su questo caso, che risale a due anni fa, si riunirà stamani in tribunale la Corte d'Assise, presieduta dal giudice Angelo Perrone con a latere Giulio Cesare Cipolletta e i giudici popolari. Sul banco degli imputati una rumena di 33 anni, Maria Scundu.  La giovane donna è accusata della morte del figlioletto, avvenuta un mese dopo un paro che ebbe una dinamica singolare.  I fatti risalgono al settembre del 2007, quando la straniera, che all'epoca aveva 31 anni, partorì al Santa Chiara, in circostanze drammatiche e tutte da chiarire, un bimbo che morì un mese dopo per encefalopatia. L'accusa è gravissima: per le imputazioni a suo carico (omicidio volontario aggravato dalla morte di un discendente) la pena arriva sino all'ergastolo.  La mamma è stata rinviata a giudizio a novembre dal gup Guido Bufardeci, su richiesta del pm Giovanni Maddaleni, che aveva condotto l'inchiesta sul caso e che aveva visto nel silenzio della donna, la quale non aveva parlato a nessuno del suo stato, l'intenzione di disfarsi del piccolo.  Due anni fa la giovane immigrata, madre di un altro bambino, si trovava a Cascina, al lavoro in una famiglia. Era arrivata in Italia da poco a parlava un italiano stentato.  Secondo l'accusa, anche quando si era sentita male, non avrebbe comunicato a nessuno il suo stato. I datori di lavoro avevano chiamato il 118 e la giovane era stata portata all'ospedale Santa Chiara: il bimbo era nato mentre lei era ancora vestita su una barella, finendo nei suoi pantaloni e rimanendo quasi soffocato. Lo aveva trovato più tardi un medico visitando la donna in clinica ginecologica: il piccolo aveva ancora il cordone ombelicale attaccato ed era in grave sofferenza.  La compressione infatti gli aveva provocato una asfissia che sarebbe stata la causa di una grave encefalopatia. Nel giro di un mese, durante il quale era rimasto ricoverato in ospedale e la madre era stata raggiunta da un avviso di garanzia, la situazione era peggiorata ed alla fine il bambino era morto.  Diversa la versione della difesa, sostenuta dagli avvocati Maria Concetta Gugliotta e Alberto Marchesi, i fatti andarono in tutt'altro modo.  «Il bimbo nacque al Santa Chiara - dicono - dopo che la donna aveva chiamato il 118, un comportamento lontano da chi ha intenzioni omicide. La scarsa conoscenza che aveva allepoca dell'italiano ha reso difficile la comunicazione. storia».  I difensori hanno chiesto anche una nuova perizia medico-legale sulla salma.

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