Attenzione
«Nessuna infiltrazione mafiosa»
Sabrina Chiellini
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Un controllo sul cantiere e il distretto socio sanitario di Navacchio Il Tar dà ragione alla società a cui è stato revocato l'appalto del distretto
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CASCINA. Il tribunale amministrativo regionale per la Toscana ha accolto il ricorso presentato dall'impresa che ha vinto l'appalto per la costruzione del distretto socio sanitario di Casciavola. Tutti i provvedimenti adottati dal Comune, su richiesta della prefettura di Pisa, per revocare l'appalto, nel timore di infiltrazioni malavitose, sono stati annullati. Il Tar ha condannato il ministero dell'Interno al pagamento delle spese di giudizio in favore della società ricorrente nella misura di cinquemila euro. Sono state invece compensate le spese nei rapporti tra la stessa società e il Comune di Cascina. Del resto l'amministrazione comunale non poteva fare diversamente. Il sindaco ha deciso di revocare l'appalto e ha incaricato il dirigente del settore opere pubbliche della risoluzione del contratto d'appalto dopo avere ricevuto la relazione della prefettura di Pisa che, a sua volta, faceva riferimento a un controllo effettuato sul cantiere, a una relazione della Dia di Firenze, oltre che della prefettura di Napoli. Il Comune di Cascina, quale stazione appaltante, è stato informato che c'era la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi della Desama costruzioni srl (società di Marigliano di Napoli), cioè della società che sta realizzando il distretto socio sanitario. Le modifiche della società stessa, susseguite nel tempo, erano da considerare «come atti rivelatori di azioni poste in essere per celare la presenza di titolari di cariche legali negli assetti della Desama che, con la loro partecipazione, avrebbero potuto compromettere l'aggiudicazione di appalti pubblici». Luigi Mautone, unico socio e amministratore della società, è incensurato. I suoi legali si sono messi al lavoro e hanno presentato un ricorso al Tar. La relazione della prefettura voleva dimostrare che i parenti di quest'ultimo, che in passato hanno avuto problemi con la giustizia, sono in grado di condizionare l'attività di Luigi Mautone. Ma si è dimostrata carente. Per quanto riguarda la posizione di un ex socio, il Tar sostiene che «il suo ruolo in vicende associative di tipo mafioso appare enfatizzato nell'informativa che risulta sostanzialmente smentita dalle risultanze giudiziarie». Sminuita anche la posizione di un dipendente, trovato nel cantiere di Cascina. È stato indagato per associazione per delinquere di tipo mafioso ma poi assolto e risarcito per l'ingiusta detenzione. Nessuna conferma nelle pronunce dell'autorità giudiziaria è stata trovata anche per le accuse rivolte in passato allo zio dell'amministratore unico della società Desama. Così alla fine il Tar ha ritenuto che le argomentazioni sviluppate dall'autorità di polizia nell'informativa prefettizia impugnata non siano state sufficienti a dimostrate la vicinanza della società con la criminalità organizzata. Ed è per questa ragione che il ministero dell'Interno è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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