Attenzione
Clamorosa iniziativa degli studenti del liceo Marconi, che hanno così concluso i giorni delloccupazione
La Rocca diventa il simbolo della rabbia
Giacomo Pelfer
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Sopra un momento della occupazione del liceo nei giorni scorsi; a destra lo striscione calato dalla sommità della Rocca; a sinistra gli studenti presenti ieri mattina a San Miniato Studenti all'assalto: maxi striscione contro la riforma Gelmini sulla scuola
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SAN MINIATO. La protesta degli studenti sale fin sulla Rocca. Dodici metri di striscione, calati giù dalla torre di Federico II per un ultimo e significativo messaggio contro la riforma Gelmini e i tagli al sistema dell'istruzione. Dopo l'assalto alla Torre di Pisa dei giorni scorsi, gli studenti del liceo Marconi di San Miniato hanno risposto ieri mattina con l'incursione pacifica sulla Rocca, simbolo della città. La manifestazione ha chiuso i quattro giorni di occupazione iniziati giovedì, dopo l'assemblea studentesca convocata in seguito alla grande mobilitazione universitaria. Ieri mattina, per un giorno, gli studenti dello scientifico Marconi hanno disertato la sede dell'interporto per tornare a San Miniato, in quella che era la sede naturale della scuola. Alcune decine i ragazzi che hanno preso parte all'iniziativa, giunti sul prato dalla Rocca fin dalle 8 di mattina, in attesa che la torre aprisse i battenti. «Ho finito di colorarlo stanotte, non ho praticamente dormito - raccontava Kevin Speranza, rappresentante d'istituto, arrivato con lo striscione sotto il braccio -. Abbiamo anche cercato di coinvolgere le altre due scuole di San Miniato, almeno per l'iniziativa di stamani, ma non ci siamo riusciti». «E' vero, stamattina non siamo tanti - proseguiva Noemi Gini, 18 anni, di Castelfranco -, ma la maggior parte di noi ha condiviso la necessità di mandare un segnale, di farsi sentire. L'idea di uno striscione sulla Rocca vuole essere soprattutto un messaggio, che si lega alle proteste degli ultimi giorni in tante altre città, soprattutto a Pisa con l'occupazione della Torre. Un modo per far capire che ci siamo. E che ci ribelliamo». Le proteste del Marconi erano iniziate più di un mese fa con i tre giorni di autogestione, seguiti poi dalla famosa manifestazione in centro finita in rissa, con una zuffa tra alcuni ragazzi e un automobilista, che aveva causato uno stop alle altre iniziative in programma. Almeno fino allo scorso giovedì, quando è scattata l'occupazione, in ritardo rispetto a molti altri istituti. Sabato mattina, dopo un breve sit-in sul viale Leonardo da Vinci di San Donato, gli studenti avevano ricevuto anche la visita del sindaco Vittorio Gabbanini e del vicesindaco Chiara Rossi. Al centro della protesta c'è ovviamente il discusso ddl Gelmini. «Perché il diritto allo studio deve essere garantito a tutti, senza distinzioni», sottolinea Alessandro Giuntini, 18 anni, di Marti. «E' normale che uno studente di quinta sia preoccupato dalla riforma dell'università - aggiunge Giulia Carli, di Ponte a Egola - ma la protesta non è rivolta contro questo governo, ma in generale contro i tagli all'istruzione, iniziati 15 anni fa e che oggi si fanno sempre più sentire». Le agitazioni, tuttavia, sono state anche il pretesto per tornare a parlare dei grandi e piccoli problemi che affliggono la scuola di San Donato: dalla mancanza di una palestra all'inadeguatezza dei laboratori, dai problemi nei trasporti agli inevitabili inconvenienti di un interporto. Un modo, anche, per sollecitare l'attività della Provincia, che proprio in questi giorni ha tracciato le linee guida per il futuro del polo scolastico sanmniatese. «Mi sono sempre opposto all'occupazione - commenta il dirigente Sandro Scapellato - avrei preferito altre forme di protesta. Ho vissuto giorni di grande preoccupazione, ma per fortuna non si registrano danneggiamenti. Adesso, però, è l'ora di rimettersi a studiare».
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