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I Cobas invocano la requisizione delle case per trovare un tetto a uno sfrattato
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CASCINA. «Speravamo che fosse in via di soluzione la vicenda di Daniele Porcaro ma ci sbagliavamo perché il Comune di Cascina e i suoi amministratori sembrano incapaci anche di rispettare la parola data». I Cobas tornano sui problemi delle case minime. «A Porcaro, il Comune avrebbe dovuto consegnare già da giorni la casa minima, una casa dove per altro piove e che costringerà Porcaro a non pochi lavori di manutenzione. A distanza di 3 giorni dal termine stabilito, nessun amministratore ha consegnato le chiavi a Daniele costringendolo a vivere come un homeless, a dormire ogni sera a casa di amici o parenti», spiegano ancora i Cobas. Il sindacato non risparmia attacchi all'amministrazione di Moreno Franceschini. « Che l'amministrazione comunale non sappia affrontare il problema abitativo nel Comune è cosa risaputa, del resto il numero dei bisognosi di casa sta crescendo senza che il Comune abbia ancora una risposta alla crescente domanda di abitazione, senza attivare un tavolo congiunto con le organizzazioni sindacali che tutelano sul territorio il diritto all'abitare, senza ricorrere per casi di provata necessità allo strumento della requisizione». Secondo i Cobas il Comune avrebbe dovuto affrontare la situazione in un altro modo e non solo promettendo una sistemazione che non arriva. Poi un attacco ai partiti. «Tutto questo avviene con un atteggiamento irresponsabile reso possibile dalla connivenza e dai silenzi dei partiti come Sel, Prc e Pdci che stanno in maggioranza e mostrano ben poca attenzione ai problemi sociali dei quali, a parole si fanno paladini. Basta con i ritardi, requisizione delle case sfitte e immediata consegna delle chiavi a Daniele Porcaro», conclude il sindacato pisano.
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