Il dolore
Ettari divorati dal fiume
Paola Silvi Vinicio Bibbiani
Il Cecina è una minaccia continua, danni per i poderi
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POMARANCE. Il fiume Cecina attacca la campagna circostante e i proprietari dei poderi contano i danni. Ettari di superficie coltivabile mangiati e minacciati da allagamenti quotidiani. Nella stagione invernale è piuttosto normale che la pioggia ingrossi il letto del torrente, ma è fuori dall'ordinario il mancato controllo delle acque. Queste, libere di scorrere al di là dei percorsi tracciati, invadono i campi e le distese di grano presenti. Senza contare le famiglie che vivono ai piedi della collina, in via del Cerreto. Costantemente in allarme. A rischio di alluvioni e smottamenti. E così il torrente torna a far paura. «Il fiume è sempre in piena - dice un'abitante di Pomarance, possidente di una tenuta nelle vicinanze - e non possiamo andare avanti in questo modo. Ho ereditato il podere da mio padre ma in questi anni l'acqua sta mangiando ettari di terra. Non si può continuare a vivere solo di promesse. Le autorità interpellate rimandano qualsiasi assistenza». Il fiume galoppa creando un'ansa. Una sorta di "elle" che invade l'area agricola sottostante. «Il Cecina ha portato via le piante e il terreno già coltivato. Siamo in emergenza», rincara la dose la signora. «Ma non siamo autorizzati ad intervenire. Non possiamo toccare neppure la ghiaia che il fiume lascia quando si ritira». E la situazione per i nuclei familiari che hanno casa a valle è ancora più compromessa. «Ogni tanto il Cecina straripa, rompe gli argini ed esonda. L'anno passato è arrivato fino alla strada 68 con i relativi e necessari interventi dei vigili del fuoco», aggiunge il titolare dell'agriturismo Il Cerreto, poco più in là in linea d'aria. I disagi sono evidenti e la questione spinosa. «Le piogge continue e gli scrosci, che da ottobre iniziano a caratterizzare le nostre giornate, hanno creato seri dissesti». Da qui l'esigenza di un piano d'interventi straordinario. «Il limite è sempre dato dalle poche risorse economiche a disposizione per cui si inseguono le priorità d'intervento - sottolinea - ma non sappiamo a chi attribuire le responsabilità. E' vero che se non ci sono pericoli per le persone, i provvedimenti avvengono in un secondo momento, ma è da tempo che rinnoviamo le nostre segnalazioni». I residenti non si sentono ascoltati. «Abbiamo coinvolto il Comune, la Provincia, la Comunità montana e il Genio civile, ma nessuno è mai venuto». Nessuna manutenzione. Nessuna operazione. Nessun lavoro che sblocchi la questione. «Rimandano i sopralluoghi. Si deresponsabilizzano», specificano i proprietari. L'attenzione va alla sicurezza idrologica, alle possibile frane. «Gli argini - azzardano - avrebbero bisogno di un consolidamento e sarebbe utile tracciare un percorso per far rientrare la parte del corso d'acqua che crea l'insenatura straordinaria. Ci vorrebbe insomma un'azione di indirizzo. Dalla sorgente alla foce». E gli abitanti sarebbero disponibili a cooperare, anche a condividere le spese. «Basterebbe essere presi in considerazione», concludono con amarezza.
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