Il dolore
Vanno in laboratorio solo a turni
Paola Silvi
Mancano spazi idonei per chi segue il corso di Moda all'Ipsia
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PONTEDERA. A scuola senza laboratori idonei, con alunni costretti a fare lezione in classe o a turno perché non ci sono spazi per tutti. A scuola con la promessa di un nuovo edificio da parte della Provincia. Ma dopo dieci anni, ancora niente. Questa la situazione che sono costretti a sopportare gli studenti del Corso Moda dell'Ipsia. In trasferta da 3 anni nei locali del Fermi. In attesa di una struttura di cui avvalersi. Questo il paradosso che quotidianamente vivono sulla loro pelle. «Perché abbiamo scelto proprio il professionale - spiega Noemi, un'alunna di terza, portavoce dei compagni - per associare alle lezioni didattiche un mestiere concreto. Abbiamo scelto l'Ipsia per imparare fattivamente un lavoro. E invece ci ritroviamo a non poter usufruire dei luoghi adibiti a laboratorio». Dopo la settimana di autogestione, le cinque classi della Moda continuano a manifestare il loro dissenso. L'onda lunga del disagio per questi giovani stilisti in erba non finisce qui. «Protestiamo - specifica Noemi - contro la riforma che ha penalizzato i nostri piani di studio. Contro una riduzione spropositata di ore di laboratorio. In prima se ne fanno solo 3. Noi, in terza ne abbiamo 7 alla settimana». Alzano la voce i ragazzi e ci tengo a sottolineare che hanno portato avanti le loro idee in modo serio e responsabile. Ma si sentono impotenti di fronte alle ore e agli spazi insufficienti. «Per legge i laboratori possono accogliere 25 ragazzi ma gli studenti che frequentano la prima e quelli di seconda sono 28. Tutti insieme non possono prendere parte a quelle lezioni. E così rimangono spesso in aula, oppure devono aspettare una compresenza da parte degli insegnanti». Abbigliamento, modellistica, confezioni seduti dietro ai banchi. Creazione di vestiti e taglie mai alla misura effettiva. «Alla fine - continua l'alunna - gli studenti devono accontentarsi di disegnare in piccolo, senza maneggiare le macchine da cucire o le stoffe». E nel mirino anche gli interventi alla nuova struttura che non vedono una conclusione. «Ci dicono - rincara la dose Noemi - che i lavori sono ripartiti. Che la succursale del Fermi è provvisoria. Di fatto però è anni che ci arrangiamo in questo ambiente». Alla lista dei guai si aggiungono poi i computer «vecchi e mancanti degli ultimi aggiornamenti, indispensabili per i nostri modelli» e un'aula video piuttosto fatiscente. «I ragazzi si impegnano pur essendo in una condizione molto difficile», sottolinea anche la responsabile della succursale Emanuela Sciacca Banti. «La riforma non li agevola e si sentono defraudati di un diritto. Cerchiamo di organizzarci al meglio ma per motivi di sicurezza dobbiamo attenerci alle regole. Per loro è essenziala pratica, invece devono rinunciarci. Speriamo che venga trovata presto una soluzione».
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