Attenzione
Gli studenti del Marconi e le cose che vorrebbero cambiare: chiedono laboratori, ma anche trasporti idonei
«La nostra protesta? Anche per i disagi che viviamo»
Giacomo Pelfer
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SAN MINIATO. Terzo giorno di occupazione allo scientifico Marconi di San Donato. Il regno degli studenti nel bel mezzo dell'interporto. Scenario insolito, dal quale si alza la voce di una protesta che sta coinvolgendo la maggioranza dei ragazzi. I ragazzi del Marconi si accodano alle proteste contro i tagli all'istruzione e la riforma dell'università. «Alcuni hanno anche partecipato alle agitazioni a Pisa - racconta Antonio Giannetti di Ponte a Egola - con l'occupazione abbiamo voluto dare un segnale, farci sentire, far capire che non vogliamo essere scuola di periferia». Il pensiero corre ai problemi irrisolti di una scuola che vive in forme temporanee da 3 anni. L'idea della Provincia è quella di riportare il liceo nella sua sede naturale. Ma i tempi si annunciano lunghi. E qui continua a non avere né una palestra né laboratori adeguati. «Sono 3 anni che la palestra deve arrivare e non arriva, anche gli insegnanti sono esasperati», dice Andrea Corsi, 18 anni, di Ponte a Elsa. Per l'educazione fisica gli studenti vengono trasferiti al Fontevivo, «perdendo di fatto 20 minuti all'andata e altrettanti al ritorno», fa notare un ragazzo. «Per non parlare dei laboratori - aggiunge Andrea - Quello di lingue non lo possiamo usare perché dicono che le prese di corrente non sono a norma. In quello di scienze manca il materiale, che in parte si trova ancora nel vecchio liceo a San Miniato». Infine i problemi legati alla localizzazione. «I trasporti - fa notare Laura Zappolini, di Marti - qui i pullman devono venirci apposta; e anche se entriamo alla seconda ora, siamo costretti a venire alle 8. E poi siamo circondati dai cantieri: in certi giorni è impossibile aprire le finestre». Problemi che gli studenti sollevano da tempo, e che ora si legano alle grandi proteste del mondo dell'istruzione, nel pieno della battaglia contro il ddl Gelmini. Temi per i quali i ragazzi avevano già organizzato, circa un mese fa, 3 giorni di autogestione. «Si tratta di una riforma mascherata - dice Debora Ruggero, di Ponte a Egola - è una copertura per continuare a tagliare su istruzione e ricerca». «Per noi che siamo di quinta - aggiunge Giulia Carli - la riforma dell'università ci spaventa: dicono di voler migliorare, eliminando i privilegi, ma lo fanno sulla pelle degli studenti. In ogni caso la nostra non è una protesta contro il governo. Ci opponiamo a più di 15 anni di tagli all'istruzione». Per la prossima settimana, insieme alle altre scuole, i ragazzi del Marconi stanno organizzando una manifestazione di protesta per le vie di San Miniato.
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