Sicurezza
Spalletti: «Nessuno scopo politico, cè anzi da fare lUnione dei Comuni». Rossi: «Il comitato è una provocazione»
«La secessione? Solo una goliardata»
Giacomo Pelfer
Parlano gli assessori di Ponte a Egola che hanno aderito al gruppo di Facebook
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PONTE A EGOLA. Tra i nostri lettori prevale il sì. Sono il 54%, per adesso, quelli che hanno espresso voto favorevole al sondaggio lanciato sul sito internet de "Il Tirreno", accogliendo quindi la proposta di trasformare Ponte a Egola in Comune indipendente. Un grido di diversità e di orgoglio, che potrà pure avere il sapore della goliardata, ma che registra consensi inaspettati tra molti pontaegolesi. Dai rioni del Palio al tifo calcistico, passando per i negozi e le attività del paese. Sono in molti a pendere per la secessione, tirando in ballo origini, storia e cultura di una frazione votata all'intraprendenza e al lavoro. Del resto, il gruppo Facebook che ha rilanciato l'idea sfiora già i 360 iscritti, tanto che i promotori minacciano di creare a giorni un vero e proprio comitato. Tra gli iscritti, anche il vicesindaco Chiara Rossi, pontaegolese, e l'assessore David Spalletti, di Stibbio. «Un'adesione mossa ovviamente da spirito goliardico e da simpatia», dicono i due assessori, perché finché si scherza si scherza, «ma la politica è un'altra cosa». «È ovvio che non c'è nessuna intenzione politica in questo consenso - spiega David Spalletti - soprattutto in un momento in cui stiamo promuovendo l'unione dei Comuni, in un contesto di forte crisi economica e di tagli da parte del governo centrale. Anzi, a questo proposito è il caso di dire che l'unione fa la forza. Con questo spirito abbiamo abbinato la Mostra mercato del tartufo alla produzione del cuoio e della pelle, che sono simboli di Ponte a Egola. Niente in contrario a promuovere simili dibattiti, ma senza nessuna concreta intenzione di arrivare ad una divisione del comune». I due assessori, però, riconoscono anche che esiste tra i pontaegolesi un senso di diversità rispetto a San Miniato: «L'idea di Ponte a Egola come centro operativo, culla dell'artigianato e dell'industria, senza però arrivare ad una vera conflittualità col capoluogo». «Abbiamo aderito ad una cosa nata in modo scherzoso e che credevamo rimanesse tale - aggiunge Chiara Rossi -; l'idea di creare un comitato mi sembra più una provocazione. Ci leggo piuttosto una richiesta di attenzione e di maggiore coinvolgimento nelle scelte del territorio. I pontaegolesi, secondo me, chiedono di non essere più considerati solo e soltanto come quelli che lavorano. E come amministrazione siamo impegnati in questo senso, sostenendo le iniziative e le realtà culturali di tutte le frazioni». Proprio Ponte a Egola, infatti, ha consegnato al sindaco Gabbanini anche l'ultima pedina della sua squadra, con la recente nomina dell'assessore Giuditta Giunta, altra pontaegolese. Tre assessori su sei originari della Valdegola. Secondo Giunti il dibattito non ha ragione di esistere: «Vivo a Ponte a Egola ma mi sono sempre sentita cittadina di San Miniato, senza problemi. È vero che Ponte a Egola ha una realtà produttiva e commerciale a sé, ma non per questo significa che c'è una conflittualità col capoluogo. L'idea di un Comune autonomo mi sembra solo una goliardata, che qualcuno sta cercando di far sembrare più grande di quello che è. Non vedo tra i pontaegolesi tutto questo dibattito. Credo che ci siano tanti altri problemi, più urgenti e più importanti, di cui valga la pena parlare».
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