Sicurezza
L'addio ad Aldo Trafeli l'infermiere-traduttore dei graffiti di Nannetti
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In alto Aldo Trafeli accanto ad uno dei graffiti; subito sopra in compagnia di Simone CristicchiÈ morto a 78 anni, di cui più di 30 passati nel manicomio "Nof 4" si fidava solo di lui e solo lui lo poteva capire
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VOLTERRA. Dopo 78 anni, e più di 30 passati nell'ospedale psichiatrico di Volterra, è venuto a mancare Aldo Trafeli, l'infermiere che trascrisse i graffiti del recluso più celebre del manicomio della cittadina etrusca: Oreste Fernando Nannetti, "Nof 4" come si siglava. Nella mattinata di ieri, nella cattedrale di Volterra, si è tenuta la cerimonia funebre. A Trafeli, classe 1932, ex infermiere del manicomio di Volterra, si deve l'immane opera di trascrizione e tramando del "lavoro di fibbia" tramutato nei famosi graffiti del Nannetti. Durante la sua vita ospedaliera ha avuto, dal 1959 al 1973, come "ospite" quel recluso che con fare certosino ha inciso le pareti del padiglione Ferri e dello Charcot. Un lavoro, quello legato all'opera dell'internato "Nof 4", raccontato anche in un libro, ma soprattutto reso celebre anche dal cantautore Simone Cristicchi, che anche grazie al Trafeli realizzò il libro e dvd sulla vita nei manicomi. «Dopo tanti anni, non saprei ancora dire chi è il matto, mi guardo intorno e penso sempre che bisogna vedere da che parte si chiude il cancello», con queste parole si chiudeva un'intervista al Trafeli, e da queste parole si può comprendere la sensibilità di una vita a contatto con la malattia. «Con Aldo Trafeli - afferma il sindaco Marco Buselli - se ne va un pezzo di storia della nostra città. L'importanza dei graffiti ha varcato i confini nazionali, tant'è che periodicamente Aldo riceveva telefonate per interviste dai maggiori rotocalchi e tv nazionali, anche dall'estero. Oreste Nannetti si fidava solo del suo infermiere personale e quindi solo Aldo sapeva perfettamente i segreti di quei graffiti. Passava le giornate a tradurre e a ritradurre su gigantografie che si era fatto quello che a noi comuni mortali sembrano geroglifici. Si era sempre lamentato dell'incuria in cui questo pezzo di storia di Volterra era tenuto. È bello immaginarlo ora insieme al Nannetti mentre lo controlla scrivere quel suo strano diario. Non possiamo che dirgli grazie».
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