Sicurezza
Giacomo Pannocchia, appassionato di storia locale, ricorda che la proposta fu respinta dal consiglio provinciale
Risale al 1923 la prima "ribellione"
Giacomo Pelfer
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A sinistra uno scorcio di Ponte a Egola; a destra Giacomo Pannocchia appassionato di storia locale Già all'epoca il paese di Ponte a Egola voleva la separazione da San Miniato
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PONTE A EGOLA. Sul colle il potere, quello politico e religioso, erede di una storia antichissima. A valle il lavoro, il sudore, l'intraprendenza che dai campi si sposta in conceria. E' così che Ponte a Egola ha costruito una propria identità in contrapposizione a San Miniato. Da sempre, o almeno dalla comparsa delle prime concerie nell'Ottocento. Da qui il desiderio di amministrarsi da soli, costituendo un proprio Comune. Una tendenza separatista che non è mai venuta meno, e che ciclicamente si riaccende. Oggi la proposta corre su Facebook, con un gruppo forte di 350 adesioni che punta a costituire un vero e proprio comitato, come annunciato ieri dal presidente dell'associazione Palio del Cuoio Marco Landi. «L'idea di creare un comune autonomo non è nuova - ricorda Giacomo Pannocchia, presidente del Centro commerciale naturale e appassionato di storia locale -: è un'idea che è stata discussa spesso, soprattutto all'inizio del Novecento». La grande fiammata separatista risale al 1923, dopo una serie di contrasti tra la frazione e il capoluogo: oltre 1.400 persone sottoscrissero un documento, inviato al commissario prefettizio, per chiedere la separazione da San Miniato. All'epoca si faceva sul serio: fu redatto anche l'elenco delle frazioni del futuro comune. I sanminiatesi reagirono costituendo un "Comitato per la difesa dell'integrità del Comune". Ma alla fine, in base alle osservazioni del prefetto, la proposta fu respinta dal consiglio provinciale. Il desiderio secessionista si riaccese nel dopoguerra, per ricomparire poi alla fine degli anni '80. In quel periodo, un gruppo di pontaegolesi s'impegnò per la creazione di una Pro loco autonoma, contro la volontà di San Miniato, considerando però velleitaria l'idea di un comune separato. Nel 1990 nasceva quindi l'Associazione per Ponte a Egola, con più di 100 iscritti, che in tre anni portò avanti una serie di proposte: dai comparti edificatori al parco sull'Egola, dal recupero della conceria dell'Orologio fino all'ipotesi di trasferire a Ponte a Egola l'Itc Cattaneo. Proposte abbandonate o realizzate solo in parte, che hanno finito per accrescere il malcontento. «Il fatto è che Ponte a Egola non può vantare una storia autonoma da San Miniato - aggiunge Pannocchia -. Il toponimo "Ponte a Evola", con la "v", è menzionato per la prima volta nel 1811, ma si tratta solo di uno dei piccoli villaggi che sorgevano tra Cigoli e Stibbio, poi uniti in un unico centro dallo sviluppo delle concerie. La creazione delle chiesa e della parrocchia risale solo al 1879». Ponte a Egola e San Miniato, lascia intendere Pannocchia, nella loro diversità si completano a vicenda: «Sono pochi i Comuni, escluse le grandi città, a poter vantare su un unico territorio l'industria, l'artigianato, la storia, la cultura e il turismo».
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