Il Tirreno

Pontedera

La mano tesa verso l'Africa

Andreas Quirici
Alcuni dei partecipanti alla conferenza sulla cooperazione
◗
Alcuni dei partecipanti alla conferenza sulla cooperazione

Comincia oggi la conferenza sulla cooperazione internazionale

3 MINUTI DI LETTURA





 PONTEDERA. Una fattoria a Khombole, in Senegal, un centro per portatori di handicap in Nicaragua, un ospedale in Centro Africa, un dispensario nel Saharawi, due pozzi in Burkina Faso. Sono solo alcuni dei progetti realizzati direttamente o indirettamente dal Comune di Pontedera negli ultimi dieci anni. Un'amministrazione che ha fatto della cooperazione internazionale uno dei suoi pilastri.  Era logico che fosse proprio la città della Vespa a organizzare la prima conferenza sulla cooperazione internazionale che si svolgerà oggi e domani con la partecipazione di numerose delegazioni di Paesi del sud del mondo. E il luogo scelto per ospitare le tavole rotonde e i relatori è altrettanto significativo: il Museo Piaggio, azienda sinonimo di Pontedera e di Italia nei cinque continenti. L'iniziativa è stata presentata ieri pomeriggio all'Hotel Calamidoro del Centro Torretta White di Calcinaia, in cui si sono riuniti alcuni esponenti stranieri che animeranno la due-giorni, ma anche Daniela Pampaloni, presidente del comitato scientifico organizzatore, Massimiliano Sonetti, vice sindaco di Pontedera e coordinatore del Tavolo Africa della Regione Toscana, e Silvia Pagnin, assessore provinciale alla cultura.  Una conferenza stampa per presentare l'appuntamento, ma anche per accendere i riflettori sui problemi dei Paesi che maggiormente hanno bisogno del sostegno di quelli industrializzati, ma anche per cominciare a parlare del futuro della cooperazione internazionale. La legge di stabilità, per esempio, ha tagliato del 50% i fondi per questo settore (da 350 milioni a 170 milioni, «di cui 80 servono al funzionamento della macchina burocratica», ha detto Paolo Milani, presidente dell'associazione Medina).  Una situazione non facile che non può non tenere conto dei guai passati da popoli come quello Saharawi, giusto per fare un esempio, oppure le donne colombiane o la popolazione nicaraguense. «Realtà con cui Pontedera, ma anche la Provincia di Pisa e la Toscana ha intrapreso relazioni e amicizie - ha detto Sonetti - e che non ha intenzione di abbandonare». Mentre scorrevano le immagini su un maxi schermo delle esperienze vissute dai pontederesi nei vari luoghi della cooperazione, sfilavano al microfono i personaggi stranieri alla conferenza. Ba Ababacar, sindaco di Khombole, ha ricordato la fattoria costruita da Pontedera, in cui lavorano 300 donne che non hanno più problemi cardio-circolatori da completa inattività fisica e che hanno migliorato la loro alimentazione anche grazie a ciò che raccolgono durante il lavoro. Alyen Khentaui, governatore Wilaya di Auserd della Repubblica araba Saharawi democratica, ha invece parlato degli aiuti ricevuti dalla Toscana, da Pisa e da Pontedera, ma ha anche sottolineato il grave stato di isolamento vissuto dal suo popolo con attacchi recenti anche a scuole da parte del Marocco in cui sono rimasti feriti numerosi bambini.  Insomma, un quadro non certo felice, ma che da Pontedera potrebbe ricevere un nuovo e rinnovato impulso per guardare al futuro con più ottimismo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa