Il Tirreno

Pontedera

La città piange Dino Carlesi

Sabrina Chiellini
Dino Carlesi è morto ieri a 91 anni; a destra lo vediamo in foto con Mario Luzi e sulla scena insieme all’architetto Bartalini
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Dino Carlesi è morto ieri a 91 anni; a destra lo vediamo in foto con Mario Luzi e sulla scena insieme all’architetto Bartalini

Il poeta e critico d'arte si è spento ieri all'età di 91 anni

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 PONTEDERA. Poeta, saggista, critico d'arte, pedagogista. Un amico. Dino Carlesi, 91 anni, sapeva essere tutto questo. Una persona speciale, per chi ha avuto l'occasione di frequentarlo e per chi lo ha conosciuto attraverso i suoi scritti. Una mente vivace, rimasta inalterata nel tempo, nonostante le fatiche della vita. Un "professore" sempre pronto alla battuta e al tempo stesso capace di creare interesse e situazioni per stare al centro dell'attenzione. Curioso e pungente, di gran carattere. Determinato, lo ricordano gli amici. Non si stancava mai di conoscere, di chiedere, studiare e scrivere: lo dimostra la sua produzione.  Carlesi è morto, ieri mattina, dopo una lunga malattia, con cui aveva imparato a convivere, esorcizzando il timore della morte stessa, tanto da mettere questi suoi stati d'animo al centro del monologo "Metafora della libertà". Un testo scritto circa due anni fa che scandisce i tempi della sua esistenza, di un uomo vicino ai novant'anni. Il monologo è diventato anche uno spettacolo teatrale con la regia di Alberto Bartalini, suo grande amico e protagonista, insieme a Carlesi, di tanti eventi. Un testo struggente sulla libertà del pensiero e della vita in ogni sua forma. Così come dell'ultimo Carlesi restano le meditazioni sulla morte che si avvicina nella raccolta "La porta socchiusa (poesie 2007-2009)" pubblicata un anno fa.  Carlesi era nato a Milano nel 1919, abitava da molti anni a Pontedera, di cui era diventato un solido riferimento per la sua cultura e per la capacità di raccontare il territorio. Da giovane aveva lavorato nel mondo della scuola (non solo a Pontedera, ma anche a Capannoli). Era stato direttore didattico e ispettore e in età più matura avava seguito la formazione di molti insegnanti della Valdera. Durante la guerra, come lui spesso raccontava, aveva incontrato Salvatore Quasimodo che gli aveva donato un libro con dedica autografa che Carlesi custodiva gelosamente dietro la scrivania del suo studio. In passato è stato anche assessore all'istruzione e alla cultura del Comune di Pontedera.  Nel 1947 fu incluso da Giuseppe Ungaretti nell'antologia "Poeti prigionieri", e questo era per lui un grande riconoscimento di cui andava fiero. Vasta la sua opera: ha scritto di tutto di più sui pittori locali, cercando di valorizzarli e raccogliendone, al tempo stesso, i lavori. Opere d'arte di ogni genere e non solo di autori locali. Ha pubblicato anche numerose raccolte di poesie, da "All'affanno del tempo" del 1952 a "Otto lettere d'amore" del 1978 ad altre più recenti. Ogni anno, da più di 20, spediva agli amici un libretto da lui scritto come dono di Natale, stampato per lo più da Bandecchi e Vivaldi. Stesso formato, copertina di colore diverso, contrassegnata da un numero. Ogni anno una riflessione su argomenti diversi. E sempre con una piccola opera grafica all'interno. Negli ultimi anni aveva collaborato in maniera sempre più costante con l'associazione Teatro del Silenzio di Lajatico. Sono sue le poesie con cui si sono aperte le cinque edizioni del concerto che Andrea Bocelli dedica alla sua terra. Un teatro naturale, unico nel suo genere, che Carlesi descriveva così: «Sono andato a vedere questo spazio, uno spazio fatto di sola terra, un teatro d'aria e di terra. Questa terra ha un suo linguaggio, un suo profumo, un suo modo di stare in silenzio. Sono andato a guardarmela all'ora del tramonto. La sua presenza grandiosa ed invisibile, mi si annunziava attraverso un filo di luce, l'ultimo. Non vi era nulla che si muovesse. Eppure sentivo la lontana musica di un inno, forse l'inno della terra. Non so chi lo suonasse, non so chi lo cantasse. Era forse quella stessa terra che suonava a se stessa la gioia di esistere».  Carlesi alcuni anni fa era rimasto vedovo della moglie Anna Papiani. La loro casa era come un museo con una sterminata biblioteca, con libri diventati nel corso degli anni parte della loro quotidianità. La solitudine lo aveva avvicinato ancora di più alla lettura e al mondo dell'arte, diventati unico sollievo al peso delle malattie e della vecchiaia. Aveva una ricchissima collezione di opere su carta, di grafica in genere, che in gran parte è stata acquistata due anni fa dalla Belvedere di Peccioli. Fogli di nomi importanti dell'arte nel Novecento.  Il contributo dato da Carlesi alla vita culturale cittadina è stato di rilievo anche come consigliere alla Fondazione Piaggio e come direttore del centro per l'arte "Otello Cirri".  Da ieri la salma è stata composta nelle stanze mortuarie della Pubblica Assistenza dove ha ricevuto l'omaggio di molte persone. E oggi pomeriggio, in piazza Cavour alle 15,30, la città saluterà Carlesi con una cerimonia funebre civile prima della cremazione.  Se fosse presente, il professore farebbe un cenno con la mano e il sorrisetto di chi se ne va senza chiedersi cosa lo aspetta.

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