Il Tirreno

Pontedera

La casa c'è, ma non le chiavi

Paola Silvi
Daniele Porcaro all’interno della casa in cui viveva a San Lorenzo alle Corti
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Daniele Porcaro all’interno della casa in cui viveva a San Lorenzo alle Corti

L'ultimo abitante delle Case minime continua a dormire in auto

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 CASCINA. Ce la farà a festeggiarci il Natale. Magari con la figlia e il nipotino. L'odissea per Daniele Porcaro sta per finire. Ancora non gli hanno consegnato le chiavi della nuova abitazione ma il documento c'è. «Mi hanno garantito un appartamento qui vicino, nello stesso complesso».  Porcaro fa parte di quelle 18 famiglie sfrattate dalle Case minime di San Lorenzo alle Corti. Irriducibile, era l'unico rimasto in un alloggio senza luce e gas.  Quindici giorni passati a dormire in macchina. «Senza un posto dove lavarmi, dove mangiare, dove riposare». Ma oggi Daniele Porcaro si sveglia da un incubo. Ha risolto, almeno in parte, il suo disagio ma proprio non ce la fa a esultare. Sul cuore, un macigno da sciogliere. Piano piano. Un dramma della povertà lungo sei mesi che non si cancella in poche ore.  «Ci vuole tempo», aggiunge. E la rabbia per le incomprensioni, i fraintendimenti e le incertezze subite non sparisce. «Non sono stato sfrattato per morosità - ci tiene a precisare - ma perché il Comune ha deciso di riqualificare la zona e costruire nuove case. Una situazione che non auguro a nessuno». Il mondo che cambia dall'oggi al domani. «La prima lettera di sfratto risale al 4 giugno», ricorda. Da allora Porcaro non ha più lavorato. «Facevo il muratore - dice - poi la ditta edile ha chiuso e mi sono inventato una nuova professione. Raccolgo il ferro, seleziono il rame e l'ottone. Ovviamente ho bisogno di spazio per accumulare e organizzare il materiale. Ecco perché nella mia richiesta era implicita una soluzione abitativa che mi permettesse di portare avanti il mestiere senza recare disturbo agli altri coinquilini». Ecco perché la prima destinazione sostitutiva proposta dall'amministrazione comunale necessitava di alcuni interventi.  «Non ho mai rifiutato l'alloggio a Coltano - entra nel merito Porcaro - ma ho solo fatto notare che c'erano dei lavori da eseguire». Poi è arrivata una nuova lettera, con un nuovo indirizzo. «Stavolta mi avevano assegnato uno stabile da condividere con mio fratello, in corso Matteotti. Ma come avrei fatto ad abitare lì? Noi siamo due nuclei familiari diversi. Io ho una figlia che a sua volta ha avuto un bambino. In questo momento madre e figlio vivono in una casa comune. Ma vorrei riunire la mia famiglia. Farli tornare a stare con me». Il sogno di Porcaro potrebbe avverarsi ma la strada da seguire non è facile come sembra. «Venti anni passati in via Corsica, i ricordi di una vita, la sicurezza sfumata in qualche mese, sono colpi duri da digerire. I requisiti di urgenza ed emergenza - conclude - non autorizzavano le istituzioni a non avere dei limiti, a non tener conto delle nostre esigenze personali e professionali».

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