Attenzione
In catene per il Teatro Stabile
Francesca Suggi
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Il direttore e fondatore della Compagnia della Fortezza Armando Punzo2 MINUTI DI LETTURA
VOLTERRA. «Mi incatenerò regolarmente per il collo nei pressi del carcere», spiazza anche questa volta Armando Punzo. Lo fa per trovare risposte rispetto al "suo" progetto di Teatro Stabile che giace da oltre un anno «in un limbo non più corretto né sopportabile per un'esperienza come la nostra che va avanti da 22 anni», spiega il direttore e fondatore della Compagnia della Fortezza.
Farà la sua dimostrazione appena concluderà il prossimo spettacolo sul palco di Prato. «Se non si deve andare avanti con questo progetto bisogna che qualcuno abbia il coraggio e il rispetto di dirmelo», in modo pacifico, come è sua abitudine, spiega le sue ragioni. «Quelle di un progetto di civiltà, di cultura e di sviluppo del territorio per il quale sarò ricevuto a gennaio dal presidente della Regione». Tutta la questione è ferma a un anno fa. A quando Punzo presenta il progetto di una struttura mobile di circa 200 posti tra le mura carcerarie, con affaccio sul Parco Fiumi. Realizzare il progetto significa promuovere l'attività della Compagnia oltre i limiti imposti dalla logica della rieducazione del detenuto, trasformando un luogo di esclusione e marginalità in un centro di crescita sociale e di lavoro. «Bisogna che il Comune e la direzione del carcere si facciano promotori del progetto, oppure non lo facciano. Basta che mi si dicano le cose come stanno». Una sensazione, in tutta questa situazione di ristagno, ce l'ha Armando Punzo. «Quando non si fa, in realtà si fa lo stesso in maniera sotterranea». Secondo lui gli altri passi da fare sarebbero quelli di coinvolgere la Provincia e tutti i comparti della giustizia. «Perché un progetto diventi fattibile bisogna darsi da fare, e qua niente si sta muovendo». La sua voglia di sensibilizzare la città e chi la rappresenta, ovvero il sindaco Marco Buselli, sfocia anche in un'esortazione-provocazione: «Abbiamo bisogno di far capire che questo progetto non interessa solo a noi, invia una mail al sindaco di Volterra chiedendo semplicemente "a che punto è il Teatro Stabile in carcere a Volterra? Io lo sostengo!"». E' lo stasso Punzo a corredare l'appello con l'indirizzo di posta elettronica del primo cittadino sindaco@comune.volterra.pi.it.
L'appello arriva direttamente a Palazzo. E bussa, dritto dritto, a colui che lo rappresenta da un anno e mezzo a questa parte. «So che tante persone hanno scritto», dice mentre sta dando gli ultimi ritocchi alle scenografie di Hamlice sul palcoscenico di Prato. Intanto alcuni giorni fa è lo stesso direttore a muoversi. Insieme ai detenuti del Maschio, scrivendo direttamente al presidente della Regione Enrico Rossi per portarlo a conoscenza del progetto.
Farà la sua dimostrazione appena concluderà il prossimo spettacolo sul palco di Prato. «Se non si deve andare avanti con questo progetto bisogna che qualcuno abbia il coraggio e il rispetto di dirmelo», in modo pacifico, come è sua abitudine, spiega le sue ragioni. «Quelle di un progetto di civiltà, di cultura e di sviluppo del territorio per il quale sarò ricevuto a gennaio dal presidente della Regione». Tutta la questione è ferma a un anno fa. A quando Punzo presenta il progetto di una struttura mobile di circa 200 posti tra le mura carcerarie, con affaccio sul Parco Fiumi. Realizzare il progetto significa promuovere l'attività della Compagnia oltre i limiti imposti dalla logica della rieducazione del detenuto, trasformando un luogo di esclusione e marginalità in un centro di crescita sociale e di lavoro. «Bisogna che il Comune e la direzione del carcere si facciano promotori del progetto, oppure non lo facciano. Basta che mi si dicano le cose come stanno». Una sensazione, in tutta questa situazione di ristagno, ce l'ha Armando Punzo. «Quando non si fa, in realtà si fa lo stesso in maniera sotterranea». Secondo lui gli altri passi da fare sarebbero quelli di coinvolgere la Provincia e tutti i comparti della giustizia. «Perché un progetto diventi fattibile bisogna darsi da fare, e qua niente si sta muovendo». La sua voglia di sensibilizzare la città e chi la rappresenta, ovvero il sindaco Marco Buselli, sfocia anche in un'esortazione-provocazione: «Abbiamo bisogno di far capire che questo progetto non interessa solo a noi, invia una mail al sindaco di Volterra chiedendo semplicemente "a che punto è il Teatro Stabile in carcere a Volterra? Io lo sostengo!"». E' lo stasso Punzo a corredare l'appello con l'indirizzo di posta elettronica del primo cittadino sindaco@comune.volterra.pi.it.
L'appello arriva direttamente a Palazzo. E bussa, dritto dritto, a colui che lo rappresenta da un anno e mezzo a questa parte. «So che tante persone hanno scritto», dice mentre sta dando gli ultimi ritocchi alle scenografie di Hamlice sul palcoscenico di Prato. Intanto alcuni giorni fa è lo stesso direttore a muoversi. Insieme ai detenuti del Maschio, scrivendo direttamente al presidente della Regione Enrico Rossi per portarlo a conoscenza del progetto.
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