Il dolore
Crv, porte chiuse e servizi ridotti
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La sede della Cassa di risparmio di Volterra in piazza dei Priori Alta adesione allo sciopero dei dipendenti dell'istituto di credito
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VOLTERRA. Porte chiuse o servizi ridotti nelle 78 sedi della Cassa di risparmio di Volterra, per il primo giorno di sciopero proclamato dai sindacati Fiba, Fisac e Fabi. In 22 filiali nessuna operazione di contabilità, in altre il lavoro (ridotto) è andato avanti a sportelli chiusi alla clientela. È quanto accaduto ieri nella galassia Crv. I sindacati replicano punto su punto a una lettera inviata dal direttore generale dell'istituto ai dipendenti. Il primo, il pendolarismo: «Nei contratti delle altre aziende è previsto un indennizzo se il dipendente deve percorrere anche soli 30 chilometri per arrivare al posto di lavoro, fin dal primo giorno. Nell'estremo tentativo di mediazione, avevamo proposto di applicare l'indenizzo nel caso in cui la distanza dal luogo di lavoro fosse stata di 80 km: e non da subito, ma dopo 18 mesi il trasferimento. Questo per scoraggiare il management a chiedere ai nostri colleghi il sacrificio di trasferte molto lunghe. L'azienda, invece, ha proposto una tantum (qualche centinaia di euro al momento del trasferimento) sentendosi così libera, una volta pagato, di tenere il dipendente nel disagio a tempo indeterminato». Il secondo: il controllo sui carichi del lavoro. «Ormai dal dicembre 2009 i carichi imposti dalla nuova organizzazione soprattutto a chi opera nel front-office e ai gestori risulta eccessivo. Da mesi abbiamo chiesto all'azienda una verifica. Ci è stato detto che verrà fatta non prima di primavera. E poi: gli arretrati: «È ovvio - affermano i sindacati - che quando si rinnova un contratto con grave ritardo, si debba, di conseguenza, prevedere di recuperare il periodo perso. La direzione voleva erogare gli arretrati nel 2011 (per non farli gravare sul bilancio 2010 già in difficoltà) e su questo potevamo essere d'accordo. Ma condizionare la loro erogazione ai risultati 2010, ci sembra eccessivo: i "premi" di produzione sono altra cosa». Prossimo sciopero: il 15 novembre.
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