Il Tirreno

Pontedera

Maledetta burocrazia anche 26 centesimi diventano un muro

Guido Bini
L’edificio comunale sede dei servizi demografici
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L’edificio comunale sede dei servizi demografici

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CASCINA. «Per avere il suo certificato - si è sentito rispondere dall'ufficio anagrafe - ci invii pure la richiesta scritta, ma non dimentichi di allegare 26 centesimi di euro e una busta affrancata per il ritorno». Peccato che il signor Paolo Rossi, originario di Casciavola, da oltre trent'anni viva e lavori in Svizzera. Dove la moneta circolante è il franco e di francobolli italiani proprio non se ne trovano. Questa vicenda, che all'apparenza può sembrare una barzelletta, è accaduta, invece, veramente e non si è ancora risolta. Il tutto per un banale certificato sullo stato di famiglia, che il signor Rossi dovrà presentare agli uffici svizzeri all'atto di chiedere la pensione. «Pensione che dovrebbe scattare il prossimo anno - commenta laconico, una volta raggiunto per telefono -, Comune di Cascina permettendo». Piuttosto indignato, il signor Rossi ha anche scritto al sindaco Moreno Franceschini, ma al momento non ha ottenuto risposta. «E' una di quelle piccolezze che complicano enormemente la vita - ci dice - che in tempi moderni come questi, con internet e quant'altro, uno non si aspetterebbe mai. Invece accadono, ed è per me un rammarico che in questo caso sia protagonista il mio Comune di origine».  Così il signor Rossi ha riassunto la sua vicenda al primo cittadino: «Avendo bisogno di un certificato, ho cercato su internet il sito del Comune di Cascina, riempito il modulo di richiesta, telefonato al centralino per sapere come inviarlo, parlato con quattro uffici differenti (nessuno ha saputo dirmi come procedere), fatto un altro numero e infine parlato con una persona di cui ignoro il nome, suppongo il responsabile dell'ufficio, che mi ha detto di firmare e spedire la richiesta per posta, e di aggiungere 26 centesimi di euro e una busta affrancata per il ritorno». «Solo dopo aver riagganciato - ci dice per telefono - mi sono reso conto dell'assurdità di quanto richiestomi, in relazione al fatto che io vivo in Svizzera. Ho quindi richiamato il funzionario, ma una volta illustrate le mie perplessità, l'unico consiglio che ha saputo darmi è stato quello di pagare un'agenzia in Italia che mi rappresentasse». «Viste le mancate risposte - conclude Rossi -, più che una disfunzione amministrativa quanto accadutomi lo definirei menefreghismo. Anche perché, diciamo mi avessero chiesto cinquanta euro, non avrei avuto problemi a fare un bonifico».  A guardar bene, appare chiaro che all'origine della richiesta fatta dal Comune di Cascina al suo emigrante svizzero non ci sia altro che un malsano mix di burocrazia e di ristrettezze economiche. Ma la vera assurdità è che tutta la questione ruoti attorno a 26 centesimi, una busta e un francobollo. Possibile che fra i dipendenti del Comune, o magari fra gli abitanti di Casciavola, non ci sia un'anima pia o un vecchio amico del signor Rossi disposto a un così minimo sacrificio, che gli eviti di fare i salti mortali per ottenere un certificato e la meritata pensione?

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