Gioco
I pastori chiedono lo stato di crisi «Settore in picchiata»
Andreas Quirici
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Uno dei tanti allevamenti dellAlta Valdicecina dove Giovanni Cannas è il responsabile provinciale del settore ovicaprino di Cia Protesta comune con i colleghi sardi e laziali Cannas (Cia): si prevede un ulteriore calo del 50%
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VOLTERRA. Dalla riunione della Cia avanza la richiesta di stato di crisi e alleanza con sardi e laziali. L'acronimo in questione sta per Confederazione italiana agricoltori e che le difficoltà evidenziate nell'incontro dell'altra sera riguardano il centinaio di aziende ovine, con circa 1800 capi, presenti in Val di Cecina, il 70% del settore della provincia di Pisa. La questione, infatti, arriva anche in consiglio provinciale. Infatti anche da Pisa si richiede lo stato di crisi per il comparto ovicaprino. "Servono misure urgenti da parte dello Stato e della Regione", fa sapere l'assessore Giacomo Sanavio. All'orizzonte si profila la richiesta al Governo del riconoscimento dello stato di crisi per le aziende zootecniche della Val di Cecina e la conseguente sospensione dei contributi, dei mutui in corso e degli oneri previdenziali per almeno un anno. «Negli ultimi dieci anni - racconta Giovanni Cannas, responsabile provinciale del settore ovicaprino di Cia - le aziende sono diminuite di oltre il 30% ma se non viene attuata nessuna politica di salvaguardia si prevede un ulteriore calo del 50% creando ulteriori problemi ambientali e sociali». Una crisi che parte da lontano, quindi, ma che sta affondando gli artigli alla gola degli agricoltori. «I costi di produzione sono aumentati notevolmente - riprende - il lavoro del pastore è un lavoro duro e quotidiano, ma non più gratificante perché, se ti va bene, con un allevamento di 500 capi riesci a malapena a mantenere la tua famiglia. Se si considera il rischio d'impresa, cioè un'annata particolarmente piovosa o particolarmente asciutta o un assalto da un branco di lupi, con l'assicurazione che costa più della perdita, l'azienda è costretta a rivolgersi alle banche. Ormai da anni si sopravvive solo grazie agli aiuti comunitari, che purtroppo sono diminuiti sensibilmente». In tutto questo, i pastori di casa nostra non si sentono tutelati. «Il latte prodotto in Italia - dice ancora - non viene valorizzato a sufficienza. L'etichettatura dei formaggi non impone una lettura chiara, se il latte proviene dall'estero o meno, se vengono aggiunte farine latte. Non vengono fatti investimenti nella ricerca per la realizzazione di nuovi prodotti, e la grande distribuzione gioca con le offerte per attirare più consumatori omologando il mercato e danneggiando i piccoli produttori di formaggio che per mantenersi a galla devono tenere i prezzi più alti ma vendendo meno». E così, oltre allo stato di crisi, arriverà la richiesta al Governo di favorire le aziende che hanno intrapreso un percorso virtuoso per tutelare la qualità e l'intenzione di partecipare a una manifestazione nazionale, che si svolgerà nelle prossime settimane a Nuoro, per una iniziativa unitaria della categoria.
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