Il Tirreno

Pontedera

Interpellanza al sindaco Ciaponi da parte dei consiglieri Quaglierini e Giannotti

Ex Gozzini, una vergogna

Uno scorcio del degrado in cui versano le ex officine Gozzini di Santa Croce
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Uno scorcio del degrado in cui versano le ex officine Gozzini di Santa Croce

«Urgenti l'opera di bonifica e la messa in sicurezza»

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 SANTA CROCE. Impossibile separare la storia di Santa Croce da quella delle Officine Gozzini: crocevia e vanto dell'impetuoso sviluppo del distretto conciario. Oggi, a distanza di oltre 15 anni dal loro abbandono, appare ancora lontana una soluzione per riconvertire tutti i suoi spazi: quei 35mila metri quadri lasciati al degrado, che ne fanno tutt'oggi il più vasto insediamento produttivo di Santa Croce.  Una vicenda che torna alla ribalta del consiglio comunale, con un'interrogazione presentata in forma congiunta da Letizia Quaglierini (capogruppo Pdl) e Stefano Giannotti ("Il centrodestra per Santa Croce"). L'obiettivo è spingere l'amministrazione ad intervenire, mettendo fine, una volta per tutte, a una situazione di degrado igienico-sanatario e di insicurezza. «Il Comune non può continuare a ripetere di avere le mani legate scaricando tutte le responsabilità sui privati - dicono gli esponenti dell'opposizione -; è la legge stessa che impone all'amministrazione di fare qualcosa».  «Il complesso delle ex Officine Gozzini - si legge nell'interpellanza - sorge nel cuore di uno dei più pregiati quartieri residenziali (il cosiddetto "Hollywood"), a poche centinaia di metri dal centro storico e a ridosso dell'Arno. In oltre 15 anni di abbandono, i suoi locali sono stati utilizzati abusivamente da immigrati clandestini e da persone senza fissa dimora, in un totale stato di degrado e di sporcizia che ha reso necessario più volte l'intervento delle forze dell'ordine». Impossibile andare avanti così, dicono Quaglierini e Giannotti: «Gli abitanti della zona hanno diritto di vivere in un ambiente decoroso e sicuro».  L'intervento di riqualificazione, tuttavia, non può prescindere da una bonifica ambientale, data la presenza di lastre in amianto, scorie metalliche nel terreno e cisterne interrate di combustibile. «In questi casi - prosegue l'interrogazione - il decreto Ronchi stabilisce l'obbligo per il Comune di accertare il superamento o meno dei limiti di contaminazione. In caso positivo, l'amministrazione emana nei confronti dei soggetti che hanno prodotto l'inquinamento un'ordinanza di messa in sicurezza e bonifica. Nel caso in cui i diretti responsabili, o gli attuali proprietari, non provvedano al rispetto dell'ordinanza, il Comune è tenuto all'esecuzione d'ufficio. Non comprendiamo quindi l'atteggiamento dell'amministrazione comunale; la normativa è molto chiara: se il privato non si muove, è il Comune che deve assumersi l'onere di farlo. Possiamo capire che manchino le risorse, ma allora sarebbe stato più corretto informare i cittadini di come esattamente le cose».  Con l'interpellanza, quindi, Giannotti e Quaglierini chiedono al sindaco un chiarimento; nonché l'impegno ad inserire, nel bilancio 2011, le risorse necessarie per la bonifica e il ripristino del sito inquinato. G.P.

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