Sicurezza
Quello svincolo sempre killer
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Eugenio Caponi; a destra lauto dopo lincidente stradale sullo svincolo della Fi-Pi-Li al centro delle polemiche Il figlio di un automobilista morto: «Perché nessuno interviene?»
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CASCINA. Quello svincolo killer è sempre lì, nelle stesse condizioni di un anno fa. Nessuno ha fatto nulla. È pronto ad uccidere nuovamente. Stiamo parlando della rampa d'uscita di Cascina della Fi-Pi-Li in direzione di Firenze. È pericolosa e deve essere messa in sicurezza. Ma nessuno interviene. L'anno scorso, ci furono due morti a distanza di pochi giorni. Il figlio di una delle vittime oggi interviene reclamando attenzione dagli enti competenti. Federico Caponi, figlio di Eugenio, deceduto in seguito ad un incidente stradale lo scorso 1º dicembre, vorrebbe evitare che quel pezzo d'asfalto inghiottisse altre vite. «Non posso e non voglio rimanere in silenzio - afferma Federico - aspettando la prossima vita spezzata su quello svincolo maledetto. Mio padre, in uno scontro violento dopo aver perso il controllo del mezzo, morì quasi un anno fa e solo un mese prima nello stesso e identico punto era morto un altro uomo in circostanze quasi identiche. Al funerale di mio padre ho avuto testimonianze di almeno altre tre persone che sullo stesso tratto di strada hanno perso il controllo della loro auto invadendo la carreggiata opposta e oggi possono ancora lasciare questa testimonianza solo perché in direzione opposta non sopraggiungeva nessuno. In questi giorni è tornato il maltempo con abbondanti piogge, lo stesso scenario dello scorso anno quando avvennero gli incidenti». Caponi si rivolge a tutti coloro che potrebbero mettere in sicurezza quel tratto di strada ed evitare nuove vittime. «Basterebbe - dice - posizionare un new-jersey sulla mezzeria, in modo da evitare lo sconfinamento di carreggiata in caso di perdita del controllo del veicolo. E' troppo facile lavarsene le mani mettendo un cartello con il limite di velocità di quaranta chilometri all'ora». Lo svincolo in questione è caratterizzato da una curva con una strana pendenza, che tradisce numerosi automobilisti. L'auto tende a puntare verso l'esterno e talvolta, per reimmettersi sulla giusta traiettoria, si è costretti a brusche manovre che, in caso soprattutto di asfalto reso viscido dalla pioggia, causano la perdita del controllo del veicolo. Successe probabilmente questo ad Eugenio Caponi, sul cui incidente sono ancora in corso le perizie. Il figlio, infatti, si è rivolto ad un legale per ricostruire esattamente la dinamica ed arrivare all'individuazione di eventuali responsabilità.
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