Sicurezza
Che festa per lanniversario: nacque 50 anni fa, oggi conta 23 case e un centinaio di abitanti
Quei contadini del villaggio Bocioni
Emanuele Turini
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Elio e Alberto Tedeschi Elio "ricorda" i giorni in cui tanti ebbero, come lui, un pezzo di terra
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LAJATICO. Un cinquantesimo di compleanno, di solito, non fa notizia, se non fosse che a festeggiarlo è San Giovanni Valdera, frazione di Lajatico di sole 23 case, abitate da un centinaio di persone. Il villaggio, da tutti chiamato Bocioni, nasce da un progetto dell'Ente Maremma, nell'ambito del piano di bonifica delle zone incolte. Era il 1951 quando si sviluppò l'Ente che modificò la fisionomia del territorio toscano: espropriò e bonificò intere aree, dando terreni da coltivare e case dove vivere a quei contadini che non avevano mai avuto nulla. Nacque così un un'agricoltura intensiva basata sul piccolo latifondo e non sulla mezzadria, di cui Bocioni è testimone, con terre una volta non fertili ed ora coltivate da chi è rimasto legato alla vita agricola. Oggi a testimonianza di quel periodo, ci sono le persone che con i loro occhi hanno visto rinascere un territorio. Elio Tedeschi racconta la sua storia: prima dipendente della fattoria di Spedaletto, poi abitante di Lajatico, fu uno dei primi assegnatari delle case. Una scommessa, per tante famiglie, che da contadini nelle fattorie, si ritrovarono a gestire in maniera autonoma un terreno. Una vita vissuta sui camion dell'Ente Maremma, di cui è stato dipendente dal 1956 fino alla pensione. Con la moglie e il primo figlio, nel 1960 si è trasferito nella nuova abitazione, portando anche i suoceri anziani in una casa vicina. Poi nel 1967 la nascita del secondo figlio: «Le famiglie sono rimaste quelle di una volta, salvo qualcuno che si è trasferito per lavoro» ha detto Elio. «Il contratto prevedeva 35 anni per il riscatto - continua - ma siccome la rata era di 7 o 8 mila lire al mese, in tanti abbiamo finito prima del tempo. La vita del villaggio - racconta Tedeschi - era semplice: c'era un solo pozzo sulla piazza, da cui tutti prendevano l'acqua, un telefono unico al bar dove chiamavo quand'ero lontano col camion; il barista mi faceva il piacere di andare a avvisare la famiglia che stavo rientrando». Una famiglia, la sua, attiva nel villaggio: il figlio Alberto è vice presidente dell'associazione culturale e promotore della riscoperta delle tradizioni che a Bocioni sono andate perse negli anni, mentre la nipote Serena ha curato il libro "Villaggio San Giovanni Valdera 1960 - 2010" che ripercorre le origini del paese e realizzato col contributo del Comune. Alla presenza del sindaco Fabio Tedeschi e del presidente della provincia Andrea Pieroni, monsignor Vasco Bertelli ha celebrato la messa e sono state inaugurate la sala parrocchiale San Domenico Savio, ristrutturata dai volontari e l'opera commemorativa dell'artista Stefano Ghelli: l'aratro, le vele (il percorso negli anni fino ad oggi) e le rose, simbolo d'amicizia e amore.
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