Il Tirreno

Pontedera

Il ritardo permetterà, forse, di ottenere l’autorizzazione dalla Regione per una maggiore superficie

Outlet, slitta ancora l'avvio dei lavori

Francesca Suggi
L’area di Lavoria dove nascerà l’outlet, sopra un rendering del progetto
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L’area di Lavoria dove nascerà l’outlet, sopra un rendering del progetto

La banca austriaca entrata tra gli investitori: apriremo i cantieri a marzo 2011

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 LAVORIA. C'è una nuova data, inizio marzo. La primavera, o giù di lì porterà finalmente in quel di Lavoria i cantieri dell'Outlet park. Parola di quello che diventerà il direttore dell'intero centro, Mark Watschinger, che rappresenta la Raiffeisen bank, la banca austriaca entrata dallo scorso anno nel pool degli investitori.  «Contiamo di inaugurare per l'estate del 2012», è ottimista lui che prenderà la guida della nuova cittadella delle griffe che porterà con sè qualcosa come 400 posti di lavoro qualificato e unA grande scossa economica all'intero territorio. Tante volte sindaco e investitori hanno parlato di date e tagli del nastro. E in altrettante occasioni sono stati i fatti a smentire i buoni propositi. Ma chi mette il cash non ha difficoltà a spiegare motivazioni e dispensare pure colpe. «Le restrizioni sulla metratura per la grande distribuzione che la Regione ha imposto al progetto hanno gravemente minato il progetto - puntualizza - Abbiamo dovuto ridimensionare il tutto perdendo un anno di tempo, e sappiamo bene che perdere tempo significa perdere anche soldi». Il concetto è chiaro. A tal punto che lo scorso anno l'operazione outlet per un momento ha rischiato di saltare, ancora una volta per gli stesi motivi. «Diciamo che con questo ritardo speriamo anche nell'autorizzazione da parte della Regione della parte mancante». Chiuso il capitolo passato, ecco che quel che si prospetta, invece, torna ad essere roseo: l'outlet si farà. «Le bran hanno già fatto oltre la metà dei precontratti di locazione, cosa che le banche pretendono per decidere di mettere i soldi».  L'entusiamo è grande da parte di Watschinger. La banca austriaca che ha risollevato le sorti dell'operazione presto entrerà ufficialmente a far parte della Crespina investimenti, società pronta a trasformare 50 milioni di euro in una cittadella delle griffe low cost. Con tanto di sistemi energetici verdi per coprire il fabbisogno della struttura e un polo fieristico pubblico che sarà gestito dal Comune di Crespina, in collaborazione con gli altri comuni "vicini". A che punto siamo con permessi e atti burocratici. A spiegarlo è il sindaco Thomas D'Addona che esordisce con un chiaro e sonoro: «Prima partono e meglio è». Lui che diverse volte ha messo pubblicamente la faccia sull'operazione, più di altri, è in febbrile attesa. E lui, più di altri, si è dovuto scontrare con la riduzione delle misure operata dalla passata legislatura regionale. «Un'autorizzazione parziale di quella natura ha fatto perdere 1 anno non solo agli investitori, ma all'intero territorio. Sono cose che non dovrebbero accadere di fronte ad un investimento di 50milioni di euro che porta grandi numeri sul campo occupazionale e che viene realizzato con ogni criterio». L'appello va alla nuova giunta regionale capitanata dal presidente Enrico Rossi. «Cerchiamo di sbloccare la situazione». Nello specifico entro fine ottobre le tre conformità di cui il progetto ha bisogno saranno pronte: una è il permesso a costruire, le altre sono l'urbanizzazione interna e quella esterna. «Noi dobbiamo comunicare questo agli investitori che ci devono pagare la prima rata degli oneri di urbanizzazione, dopo di che rilasceremo i permessi».

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