Toscana
Anni di lavori e tanti soldi ma lo svincolo non piace «È pericoloso e degradato»
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Luscita di Santa Croce della Fi-Pi-Li È polemica sull'uscita di Santa Croce della Fi-Pi-Li Piampiani: «Così la viabilità è stata peggiorata»
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PONTE A EGOLA. Uno svincolo che non piace. Nonostante i due anni di lavori, conclusi solo sei mesi fa, e le ingenti risorse pubbliche messe in campo per trasformarlo. Caotico, degradato, perfino pericoloso. Sono questi i commenti, quelli più teneri, che gli abitanti del comprensorio riservano alla nuova uscita Fi-Pi-Li di Santa Croce, a ridosso dell'area industriale di Ponte a Egola. Uno snodo di traffico fondamentale per l'economia di tutto il distretto: punto di scambio tra le grandi aree industriali di Ponte a Egola e Santa Croce, nonché porta d'accesso e d'uscita, per entrambe, alla superstrada Fi-Pi-Li. Non a caso, proprio da lì parte l'attesa Bretella del Cuoio (in perenne ritardo), e proprio in quel punto è sorto il grande interporto ancora tristemente troppo vuoto. I lavori condotti dalla Provincia e conclusi lo scorso aprile, hanno eliminato i vecchi incroci a raso, con la creazione di percorsi obbligati attraverso due nuove rotatorie: una sul lato Ponte a Egola, per le auto in entrata e uscita in direzione Firenze; l'altra, gigantesca, lato interporto, per l'ingresso e l'uscita verso Pisa. Una trasformazione in chiave sicurezza, secondo la Provincia, ma che non convince gli automobilisti. E che fa storcere il naso anche al Comune di San Miniato. Un progetto sbagliato. L'assessore ai lavori pubblici Mariateresa Piampiani non ci gira troppo intorno: «Credo che questa trasformazione abbia peggiorato la viabilità, anziché migliorarla», ha spiegato lo scorso martedì alla consulta di Ponte a Egola. Per chi vuole imboccare la superstrada in direzione Pisa, infatti, è necessario adesso superare il viadotto, percorrere tutta la rotatoria dell'interporto e poi tornare indietro. «Una rotatoria enorme - ha detto l'assessore - fuori scala secondo me. Spero che la situazione migliori con la segnaletica orizzontale, quando arriverà, ma la soluzione adottata non mi convince». Il degrado. Alla viabilità si aggiungono poi le proteste per l'evidente degrado di tutta l'area, in particolare delle due nuove rotatorie: quella dell'interporto, soprattutto, che si presenta come una grande collina di erbacce e sterpaglie. Infine, ad emblema di un progetto che molti considerano discutibile, c'è pure un cartello sbagliato: "San Gemignano", con la "e", che poi qualcuno ha goffamente corretto con una "x" rossa. La rotatoria da rifare. Ma a scatenare le proteste è soprattutto la rotatoria che unisce lo svincolo alla cinconvallazione di Ponte a Egola: quella, per intendersi, che ospita la grande antenna per i cellulari. Una rotatoria disastrata, con un asfalto completamente sconnesso, segnato da profonde spaccature, vistosi avvallamenti e pericolosi saliscendi. Un punto rimasto escluso dall'asfaltatura dello svincolo al termine dei lavori, perché, come spiegarono all'epoca gli ingegneri della Provincia, solo la metà della rotatoria è di competenza provinciale. Ad occuparsene, quindi, dovrebbe essere il Comune di San Miniato. Ma l'assessore Piampiani non ci sta: «Se la rotatoria versa in queste condizioni - ha affermato - è anche perché ha dovuto sopportare il passaggio dei mezzi da lavoro usati dalla Provincia. Così, alla fine, ci ritroviamo con uno svincolo che non funziona e le nostre strade completamente distrutte». Per questo motivo, Piampiani ha fissato per i prossimi giorni un appuntamento con Gabriele Santoni, assessore provinciale alla viabilità.
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