Il Tirreno

Pontedera

Il percorso che fa guarire dai tumori

Paola Silvi
La sala dell’auditorium del museo Piaggio che ha accolto la decima edizione della conferenza dei servizi dell’azienda sanitaria locale pisana: è stato tracciato il bilancio del percorso oncologico del Lotti
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La sala dell’auditorium del museo Piaggio che ha accolto la decima edizione della conferenza dei servizi dell’azienda sanitaria locale pisana: è stato tracciato il bilancio del percorso oncologico del Lotti

All'ospedale Lotti i casi di successo sono "saliti" al 55 per cento

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 PONTEDERA. Dall'accesso al Cord, centro oncologico di riferimento dipartimentale, alla presa in carico del paziente. Dal consulto multidisciplinare ai percorsi diagnostici specifici. «Il trattamento integrato di un tumore è come un'autostrada a tre corsie dove il paziente affetto da cancro non è una macchina abbandonata sul ciglio della strada, ma un essere umano che viene guidato con attenzione e continuità».  E ancora: «Il percorso oncologico non è una salita faticosa di una torre ma una scalata verso la guarigione». Orlando Goletti, primario di chirurgia dell'ospedale Lotti usa metafore e immagini per spiegare le tappe che ogni malato deve affrontare. Con picchi di criticità ma anche con occasioni di successo.  In primis l'accoglienza dell'utente che non è lasciato mai solo nel lungo calvario della malattia. Ma che può contare su indicazioni dettagliate, controlli e strade da seguire prima o dopo l'eventuale intervento. A raffreddare però le buone intenzioni di un servizio a tutto tondo ci sono i numeri. Le statistiche che si riferiscono ai pazienti.  «Sono in aumento i tumori alla prostata negli uomini e quelli al polmone nelle donne. E se il 55% dei soggetti colpiti sopravvive oltre i 5 anni, si calcola che un uomo su 2 nella sua vita dovrà fare i conti con un cancro».  Goletti non usa mezzi termini né giri di parole. La drammaticità si evince dai dati. «Nella nostra zona - continua il primario - abbiamo riscontrato 1066 casi femminili di malattia e 1222 casi maschili».  Su 2284 persone che convivono con il cancro 1029 sono stati i decessi stimati dall'Asl5 nel 2010. 215 uomini hanno dovuto lottare con il male oscuro che si espandeva al colon retto. 366 i tumori alla prostata, 160, in calo rispetto alle statistiche passate, al polmone e 33 allo stomaco. Le donne invece meno colpite degli uomini, riscontrano per lo più tumori alla mammella (358) e al colon retto (171). 45 poi i cancri al polmone, 36 all'ovaio e 21 allo stomaco. Un allarme che va affrontatnto mandando in campo tutte le risorse disponibili.  Omogeneità è la parola chiave «per programmare una diagnosi e una terapia d'urto - aggiunge il primario - dove il medico di medicina generale riveste un ruolo di sostegno privilegiato e dove la ricerca della miglior soluzione di cura non deve tralasciare nessun tasello».  Compresa la psicologia, l'hospice e, se inevitabile, le terapie palliative. Ma nel tunnel del dolore ci sono speranze. E barlumi significativi arrivano dalla prevenzione.  A cominciare dagli stili di vita, dalle buone pratiche di salute e da un settore che sta andando a gonfie vele.  Compiono 10 anni gli screening in Valdera. Con cifre da capogiro e un'adesione che piano piano sta crescendo. Dal 2000 ad oggi sono stati invitati al controllo ben 800mila utenti. Quasi 90mila ogni anno. Partito in sordina, il percorso ha lottato contro l'abitudine e la diffidenza dei cittadini fino a raggiungere una percentuale di coinvolgimento che sfiora l'80% in tutti e 3 i settori, quello della mammografia, del colonrettale e della cervice uterina.  Adesione che a volte è sinonimo di occasione. Perché «se l'approfondimento è svolto nei tempi adeguati - conclude Goletti - si può evitare che il tumore prenda piede». Un esempio? «Su 5250 colonscopie eseguite abbiamo diagnosticato 2mila pazienti con adenoma iniziale che poi si è risolto in guarigione».

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