Il Tirreno

Pontedera

Stasera ultima replica al teatro Era del lavoro diretto da Anna Stigsgaard insieme a Bacci

Il sorriso di una donna dietro l'Abito

Andrea Lanini
Anna Stigsgaard sul palco
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Anna Stigsgaard sul palco

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 PONTEDERA. L'anima cosmopolita di "Abito" ha il sorriso di una giovane donna danese che, dopo aver studiato coi grandi, il fascino misterioso del teatro ha imparato a cercarlo nelle parole, nei suoni, nei colori della gente del mondo. Lo scorso mercoledì, alla prima nazionale dello spettacolo (stasera, alle 19, l'ultima replica), Anna Stigsgaard era in prima fila. Alla fine della rappresentazione, mentre il pubblico applaudiva gli attori, gli attori applaudivano lei. Alcune ragazze del "coro in bicicletta" hanno fatto anche il gesto di prenderle le mani per farla alzare in piedi ma lei, garbatamente, generosamente, ha preferito restare seduta.  «La suggestione iniziale di Roberto», racconta la Stigsgaard, «prevedeva la presenza dei suoi attori storici, quelli della Compagnia Laboratorio di Pontedera; perché la cosa avesse un senso, era importante che al progetto lavorassero due registi con storie completamente diverse alle spalle. C'era bisogno di avere un altro elemento, un qualcosa che fosse sconvolgente anche per Roberto. Questi undici ragazzi del coro in bicicletta hanno rappresentato questo».  Lei, cresciuta artisticamente all'Odin Teatret, al fianco di Eugenio Barba, alle spalle una biografia teatrale sviluppatasi intorno a fondamentali esperienze di viaggio («Cuba, ad esempio, dove la gente, teatrale in tutto, conosce naturalmente il segreto del raccontare storie»), i ragazzi del coro li ha fatti lavorare otto ore al giorno per alcuni mesi di fila, «con l'obiettivo di mettere ciascuno in grado di capire il proprio livello di preparazione. Solo così ognuno può trovare lo spazio per migliorarsi».  In futuro le piacerebbe poter far parte del progetto di cooperazione tra Portogallo, Italia e Palestina che collabora col Freedom Theatre di Jenin, dove si tenta «di elaborare attraverso il teatro una via di fuga dalla violenza». Il paese che mi manca di più è la Siria: «Essere sul tetto di una casa a Damasco mentre il muezzin canta per il sole che si alza... difficile immaginare una forma di teatro più straordinaria».

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