Il Tirreno

Pontedera

San Miniato, città dei sanguinacci

Luciano Gianfranceschi
San Miniato, città dei sanguinacci

Nasce l'associazione dei produttori locali: Falaschi e Castaldi i primi aderenti

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SAN MINIATO. San Miniato è una città slow, anche e soprattutto perché ha il mallegato che è un presidio Slow Food. Essere presidio vuol dire salvaguardare prodotti di gusto, frutto della tradizione locale. Com'è quella dei sanguinacci. L'ha fatto rilevare Paolo Tinghi, esponente della locale condotta di Slow Food, che ha per fiduciaria Ivana Strozzalupi, ieri durante la conferenza stampa di presentazione dell'Associazione dei "sanguinacci", ovvero il mallegato che in altre località diventa, con gustose varianti, buricco o biroldo.

L'Associazione dei "sanguinacci" ha per ora l'adesione dei due conosciuti produttori locali, Sergio Falaschi dell'omonima norcineria e Maurizio Castaldi, "lo Scalco". Ovviamente è aperta alla partecipazione di altri produttori (la tradizione è diffusa anche a Pontedera, Volterra e Pisa). Inoltre, per promuovere ulteriormente questa tipicità, in gennaio-febbraio sarà presentata un'iniziativa con tutti i salumi di sangue del territorio, dando vita ad una singolare rassegna che si svolgerà nel weekend. Non basta: un'altra novità, annunciata dall'assessore Giacomo Gozzini, è che il mallegato di San Miniato sarà presente da domani a lunedì all'8ºSalone del gusto di Torino.

La rassegna ha un programma pieno d'iniziative e sorprese per le migliaia di visitatori che affollano gli stand attratti dall'agro-alimentare e dalle produzioni tipiche. A far crescere e conoscere l'interesse per le tipicità gastronomiche, che muovono un'economia che viene considerata tra gli elementi trainanti delle regioni italiane, contribuiscono anche i produttori sanminiatesi che hanno saputo distinguersi per qualità e unicità. Profumi, sapori ed emozioni si ritrovano nel mallegato che sarà ancora una volta primo attore nella più grande mostra mercato del cibo di qualità. E a San Miniato resiste la tradizione del "sanguinaccio", quello fatto senza carne suina (a parte un po' di lardo). I pochi produttori rimasti hanno sottoscritto un disciplinare per regolamentare questa preparazione così delicata e che non prevede l'utilizzo di alcun conservante.

Il prodotto è molto interessante e dunque merita di essere conosciuto anche al di fuori dell'ambito locale. E' uno dei rari salumi italiani a base di sangue suino, ottimo infarinato e cotto velocemente in olio caldo (così come è stato presentato in assaggio, insieme alla versione insaccato). Il periodo di produzione è tipicamente invernale, da ottobre ad aprile.

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