Gioco
Balla, dall'Albania al Villaggio «Qui l'alloggio l'ho acquistato»
A.B.-P.S.
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Corso Matteotti 2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. I segreti di buon vicinato non hanno colore. E per una volta contano i sacrifici, le rinunce quotidiane e la tassa mensile del mutuo da pagare. Contro una visione datata che vorrebbe 5 o 6 stranieri stretti gomito a gomito in pochi metri quadrati, ce n'è un'altra che inverte la tendenza. Sono sempre di più le famiglie immigrate che comprano casa a Pontedera. Residenti a tutto tondo. Nel vero senso della parola. Proprietari di immobili. «Viviamo in città ormai da oltre dieci anni», dice la signora Balla, di origine albanese. «Mio marito è arrivato prima, in cerca di lavoro. Dopo qualche tempo lo abbiamo raggiunto». La donna abita al Villaggio Comunale. Ha due figli e una casa che si sta sudando. Una cucina, un salotto spazioso, due camere. Un tetto sopra la testa che vale una cifra fissa ogni 30 giorni. Che vale un contratto da onorare. «E' stata una scelta difficile decidere di fare il grande salto, soprattutto a livello economico, ma alla fine è l'unico modo per costruire concretamente qualcosa». Mattone dopo mattone, rata dopo rata. «A Pontedera ci siamo trovati subito bene - continua la signora - perché ci sono tutti i servizi e i bambini non hanno avuto problemi ad ambientarsi». Certo, i primi anni sono stati duri. «Appena arrivati abbiamo avuto difficoltà a trovare un appartamento in affitto a prezzi bassi. Lavorava solo mio marito e le spese erano tante. Così ho dovuto rimboccarmi le maniche e cercare un'occupazione». Un'avventura in salita «perchè - aggiunge la quarantenne - eravamo soli. Non avevamo parenti su cui appoggiarci». Per fortuna c'erano i vicini. «Abbiamo fatto amicizia e c'è stato perfino qualcuno che si è offerto di seguire i nostri figli nel pomeriggio. Ed anche oggi ci incontriamo spesso. Discutiamo di tutto: della famiglia, dei momenti critici. Anche se proveniamo da mondi e culture diverse - conclude Balla - credo che la ricetta per una buona convivenza derivi da un rispetto reciproco, da una volontà di conoscerci e di confrontarci».
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