Il dolore
«Le banche sostengano la ripresa»
Appello dell'Associazione conciatori dopo la fiera Lineapelle a Bologna
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SANTA CROCE. La ripresa è in atto, ma senza il supporto del mondo del credito sarà difficile concretizzare al meglio le opportunità offerte dal mercato della moda. Questa la sintesi di Alessandro Francioni, presidente dell'Associazione conciatori di Santa Croce sull'Arno, subito dopo Lineapelle. Un appuntamento che ha lanciato segnali positivi per le aziende del comprensorio del Cuoio, chiamate adesso a intercettare la ripresa in atto. «E' un momento favorevole - dice Francioni - e lo si è visto nei primi due giorni di fiera a Bologna. Semmai, da tenere sotto osservazione sono il cambio tra euro e dollaro, molto favorevole a quest'ultimo e che non aiuta le nostre aziende nell'esportare verso i paesi che utilizzano la valuta statunitense negli scambi commerciali, e il reperimento del grezzo a prezzi che non siano esorbitanti, come invece sta accadendo da alcuni mesi a questa parte. Nonostante questo, sembra passata la paura, da parte dei grandi nomi della moda, a investire in materiali di pregio e la nostra pelle è senza dubbio tra gli elementi su cui puntano le più importanti aziende produttrici. Ora vedremo la consistenza delle tantissime parole spese in questi giorni, ma il dato di fatto è che la macchina produttiva si è messa di nuovo in moto e adesso servono investimenti. Lo sto dicendo da tempo, se prima il mondo del credito ha aiutato le concerie a non sparire, adesso serve un ulteriore sforzo per finanziare la ripresa». In fiera, l'ottimismo è stato evidente. «Era da tempo che non si avvertiva un'atmosfera simile - ha detto David Giananti della conceria Dolmen -. In particolar modo, le firme italiane sono quelle che maggiormente si sono mosse rispetto al recente passato, anche grazie al fatto che i loro fatturati sono in crescita. Tutto deriva dalle vendite effettuate nel Far East, non certo in Italia o in Europa dove i consumi sono davvero bassi. In Cina e nel paesi asiatici, invece, si nota in maniera evidente l'ascesa dei nuovi ricchi che inseguono il lusso come status symbol. Abbiamo partecipato a una fiera in quella regione e abbiamo constatato la realtà dei fatti attuali». Sulla stessa linea Graziano Bellini, della conceria Dingo: «Ci ha fatto piacere vedere compratori convinti nel fare richieste precise e mirate, segnale inequivocabile della voglia di mettere pelle nelle loro collezioni». Secondo Sergio Cerrini di Eurofur, «il clima sembra davvero cambiato, perché le richieste di campionature sono aumentate notevolmente e sui grandi numeri sarà sicuramente più semplice portare a casa un po' di lavoro». Nel suo stand molti statunitensi, giapponesi e cinesi i più numerosi. Paolo Rosati, della conceria Nathalie, pone dubbi dovuti al cambio tra l'euro e il dollaro: «Siamo tornati a quota 1,40 e questo non aiuta a cavalcare la ripresa che, senza dubbio, è in atto, grazie alla spinta dei paesi asiatici. Certo che i grandi numeri fatti a livello di contatti con i compratori lasciano intravedere alcuni mesi di lavoro nel prossimo futuro».
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