Attenzione
Rivuole il figlio che le hanno tolto
Sabrina Chiellini
Il dramma di una madre: ora sono in grado di poterlo crescere
3 MINUTI DI LETTURA
PONSACCO. «Mi è stato tolto mio figlio ingiustamente, aiutatemi». Evelyn Etedheke, 34 anni, nigeriana residente a Ponsacco, come molte sue connazionali, ha un passato difficile alle spalle. Piange al solo pensiero del suo bimbo tenuto in un istituto. Niente la spaventa: la vita le ha già riservato molte angosce. E oggi Evelyn si batte per ottenere di nuovo l'affidamento del figlio, che le è stato tolto dai servizi sociali di Pontedera da lei denunciati per falso ideologico in atto pubblico per averle attribuito, in una relazione presentata al tribunale dei minorenni di Firenze, comportamenti che a suo dire non corrispondono al vero. Il figlio che la donna ha avuto due anni e mezzo fa si trova ora in un istituto a Viareggio e la madre può vederlo un'ora alla settimana. Incontri strazianti, con il piccolo che abbraccia la mamma con tutte le sue forze, non vuole lasciarla. «Hanno un buon rapporto - spiega l'avvocato Riccardo Taverniti di Pisa che insieme all'avvocato Gianpiero Bianchi di Firenze sta aiutando la giovane madre - anche se finora sembra sia stato fatto il possibile per convincere il tribunale dei minori a separare la donna dal bambino il quale, per questa situazione, comincia ad avere problemi psicologici». «Non voglio perdere mio figlio - dice Evelyn piangendo - Ora ho un lavoro, chiedo solo di poter crescere il mio bambino. Ho deciso di rendere pubblica la mia storia sperando che le istituzioni possano aiutarmi». La donna, una volta rimasta incinta e dopo che il padre del bambino aveva deciso di lasciare l'Italia, si è rivolta ai servizi sociali di Pontedera, su consiglio di quelli di Pisa che già la conoscevano e che avevano con lei un buon rapporto. «Le assistenti sociali di Pontedera prima mi hanno consigliato di abortire - dice -. Quando è nato il bimbo mi hanno chiesto di lasciarlo ai servizi. Non l'ho fatto e alla fine sono stata comunque separata da mio figlio». La donna è stata in diverse case famiglia, con persone dipendenti da droga e alcol. «Non credo fossero ambienti sani per mio figlio - racconta -. Alla fine sono venuti a prendere il mio bambino, mentre ero in una di queste case famiglia a Volterra - per portarlo in un istituto. Prima mi avevano addirittura impedito di mandarlo all'asilo». Una separazione devastante. La madre, in preda alla disperazione, ha reagito ai carabinieri. «Era luglio dell'anno passato quando sono venuti i carabinieri - aggiunge - hanno portato via il mio bambino con gli assistenti sociali. Ho sbagliato a reagire - ammette il suo errore - e sono stata arrestata. Sono rimasta in carcere venti giorni, quando sono uscita non volevano dirmi dove era stato portato il bambino». Oggi la mamma lavora come colf, ha una casa, presta opera di volontariato presso un circolo per anziani. Nel frattempo il padre ha riconosciuto il bambino nato dalla relazione con la donna, è tornato in Italia, ha un buon rapporto con il bambino anche se può vederlo, come la madre, un'ora sola alla settimana. «Voglio prendermi cura di mio figlio - dice Evelyn, dimostrandosi molto preoccupata per la salute del piccolo - non chiedo altro. Dovranno spiegarmi per quale ragione i servizi sociali non ritengono che sia capace di seguire mio figlio. Tenere un bambino in un istituto costa molto di più che affidarlo alla madre. A volte ho perso il controllo di fronte a tutte queste difficoltà. Ma a quanti non sarebbe successo?».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google