Il Tirreno

Pontedera

È ospitato dai frati Cappuccini: cerca una sede, nuove volontarie e più sostegno economico

Una mano alle donne in difficoltà

Paola Silvi
La chiesa dei frati Cappuccini che ospita il centro di aiuto alla vita
◗
La chiesa dei frati Cappuccini che ospita il centro di aiuto alla vita

È il Centro di aiuto alla vita: assiste oltre 40 mamme, quasi tutte straniere

3 MINUTI DI LETTURA





 PONTEDERA. Treccine colorate e grande sorriso. E' in braccio a mamma Synedille e aspetta la solita busta. Quella col latte in polvere, i pannolini e qualche vestito. Sono le 15 e al Centro d'Aiuto alla Vita è orario di ricevimento. Arrivano alla spicciolata. Aspettano in coda nel vialetto a fianco della chiesa dei Padri Cappuccini. Sono senza lavoro, senza un compagno su cui contare, senza un padre per i loro bambini. Sono storie di chi ha difficoltà per vivere, di chi tira la cinghia e se ne va lontano sperando di migliorare la propria situazione. E quando non vede via d'uscita cerca una mano tesa almeno per il figlio. Senegal, Marocco, Nigeria, Romania, Ucraina. E ancora Somalia, Eritrea, Polonia. Donne con uno, due, cinque piccoli al seguito. Donne che a volte vedono nell'interruzione di gravidanza l'unica possibilità. Nella stanza al centro del mondo, "gentilmente concessa dai frati", ci tengono a ricordarlo le volontarie, si trovano armadi pieni di magliette, scarpe, indumenti donati dai pontederesi di buon cuore. E scatoloni di pannolini, a buon mercato che non fanno in tempo ad essere impilati che sono già finiti. 900 euro ogni tre mesi che sfumano in un soffio e non bastano alle oltre 40 mamme assistite. Così come non bastano le volontarie che dedicano il loro tempo libero ad ascoltare, offrire, cercare soluzioni. «Avremo bisogno di giovani", dicono in coro la presidente Patrizia e Maria Rosa. «Le richieste aumentano giorno dopo giorno e per garantire un'accoglienza a 360 gradi servono ancora più persone». Senza contare i finanziamenti che scarseggiano e l'esigenza di una nuova sede un po' più spaziosa. «Siamo in grado di distribuire generi alimentari dedicati ai bambini, vestiti e materiale urgente grazie alla generosità della gente. Abbiamo - elenca Maria Rosa - una quota associativa di 10 euro, il Comune ci assegna un contributo annuale di mille euro ma le entrate più sostanziose le raccogliamo con gli eventi e le manifestazioni che organizziamo. Con fantasia». I temi affrontati sono delicati e i problemi sembrano insormontabili. «Famiglie numerose che vivono in una stanza e neonati che dormono sul pavimento», raccontano. «Rifugiate politiche abbandonate a se stesse che non sanno come pagare l'affitto. Donne picchiate, derise con nessun compenso economico per rifarsi una vita dignitosa perché non lavorano. Non sanno dove lasciare i figli».  Synedille dovrà rimandare la bambina in Senegal, insieme ai suoi 3 fratelli «perché - dice - non abbiamo soldi per mangiare. Non posso continuare a chiedere». Entra anche Nadia, un'altra signora in cerca di sostegno. Suo figlio non ha niente da indossare. Col passaparola le straniere e qualche italiana sanno di potersi affidare a queste volontarie e bussano qui. «Ma da noi arrivano - aggiunge Lucia - anche dal comprensorio del cuoio e seguendo il consiglio delle assistenti sociali». Al Centro si attivano collaborazioni con vari enti, progetti di adozione a distanza di madri in difficoltà, tentate di non aspettare il proprio bambino e visite ginecologiche gratuite per indigenti. Info: Lucia 333 4961215, Patrizia 349 2820079 e sede via dei Cappuccini 0587 292308.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web